Wednesday, 2 July 2025

Tuesday, 1 July 2025

I libri alla radio, "Nel labirinto - Italo Calvino filosofo" di Roberto Fineschi" by Radio Grad



Intervista sul mio libretto calviniano! I libri alla radio, "Nel labirinto - Italo Calvino filosofo" di Roberto Fineschi" by Radio Grad



Sunday, 22 June 2025

Esame di Stato amore mio

Esame di Stato amore mio


I



Mi ritrovo in questa stanza
col volto di ragazzo, e adolescente,
e ora uomo. Ma intorno a me non muta
il silenzio e il biancore sopra i muri
e l'acque; annotta da millenni
un medesimo mondo. Ma è mutato
il cuore; e dopo poche notti è stinta
tutta quella luce che dal cielo
riarde la campagna, e mille lune
non son bastate a illudermi di un tempo
che veramente fosse mio. Un breve arco
segna in cielo la luna. Volgo il capo
e la vedo discesa, e ferma, come
inesistente nella stanca luce.
E cosi la rispecchia la campagna
scura e serena. Credo tutto esausto
di quel perfetto inganno: ed ecco pare
farsi nuova la luna, e – all'improvviso –
cantare quieti i grilli il canto antico.



Pier Paolo Pasolini, Appendice I a «Dal diario» (1943-1944), in Tutte le poesie, tomo I, a cura di Walter Siti, Milano, Mondadori, 2009.





È questa la poesia di Pasolini scelta dagli esperti del Ministero come prima traccia per l’Esame di Stato dell’anno corrente. Non è certo tra le sue più famose e non è sicuramente rappresentativa della sua poetica matura. Forse era meglio scegliere altro?

Alcuni obiettano che sarebbe stato semplice buon senso tenere conto di quanto segue:

1) pochissime classi, un’esigua minoranza, arrivano a trattare Pasolini;

2) se ci arrivano, certo non considerano le poesie giovanili inedite;

3) i manuali stessi ignorano in genere questa fase, neppure contemplata nella pagine dedicate all’illustre intellettuale (anche i testi universitari sono in genere parchi in proposito).

La sintesi dei tre punti è: perché proporre qualcosa che in genere non si fa?

È questa una linea di ragionamento che si presta a una contro-obiezione immediata e in fondo legittima: lo studente deve aver maturato le “competenze” per analizzare qualsiasi tipo di poesia, quindi non è rilevante che essa sia famosa, celebrata e via dicendo, basta che sia un testo poetico.

È un’obiezione però che, espressa in questi termini, risulta debole; si potrebbe infatti replicare: perché allora non mettiamo una poesia che ha scritto mio zio Gino o una preparata ad hoc da un sottosegretario del Ministero? In base a quanto assunto non farebbe differenza. La scelta invece di un “classico” è legata al suo status e quindi anche il livello del testo selezionato deve tenerne conto. Qui credo stia il vero problema.

Non intendo dire che la poesia non andasse selezionata perché è “brutta” (non si tratta di emettere sentenze di tal genere). È piuttosto decisiva la rilevanza che lo stesso Pasolini e la critica qualificata le hanno attribuito per sancirne lo status di classico e quindi l’eleggibilità a testo per l’Esame di Stato. Credo si possa serenamente affermare che questo status non c’è.

Mettendo da parte la versificazione in dialetto, lo stesso poeta ha scelto dalla sua vasta produzione poetica degli anni Quaranta che cosa dare alle stampe: la raccolta L’usignolo della Chiesa Cattolica raccoglie le poesie da Pasolini ritenute più significative del periodo 1943-1949. Il testo in questione non è contemplato.

L’obiezione adesso è: perché si tratta di componimenti di carattere diaristico, allotri rispetto al tema della raccolta. Giusto. Vediamo però allora che cosa Pasolini intendesse fare di questi componimenti a carattere diaristico.

Come spiegano dottamente i curatori dei volume dei Meridiani contenenti tutte le poesie, nel 1953 Pasolini ipotizza di pubblicare questi testi giovanili con l’editore Salvatore Sciascia (omonimo ma non parente, per quanto amico, del più celebre Leonardo). In una lettera del 5 novembre spiega la struttura dell’opera completa: oltre all’Usignolo, ipotizza un Diario I. ‘43-’47, un Diario II ‘48-’49, 53 e Lingua.

L’editore accetta un progetto in scala ridotta che porterà alla pubblicazione nel 1954 del volume dal titolo Dal diario (1945-47). Dovendo scegliere, Pasolini scarta gli scritti precedenti il 1945… cui appartiene il testo scelto dal ministero.

Dai vari incartamenti superstiti nel lascito, i curatori del Meridiano sono riusciti a ricostruire il progetto anche di Diario I di cui avrebbe fatto parte la nostra poesia rimasta però inedita. Anche nell’edizione di Tutte le poesie è un testo pubblicato come appendice a una raccolta già di per sé considerata minore.

Si tratta, per farla breve, di un testo, a voler essere generosi, “minore”. È ovviamente di grande interesse per gli specialisti per comprendere l’evoluzione della poetica pasoliniana in una fase delicata del suo sviluppo intellettuale. Certamente, a giudicare dall’autovalutazione del poeta, non una poesia indispensabile, non un suo capolavoro, non un classico.

Per questa ragione, forse si poteva scegliere altro.

II


In secondo luogo, c’è da notare come le tracce B (in particolare quella sul rispetto e quella sull’antropocene) e C (mafia e social) avessero, quale più quale meno, un’impostazione moraleggiante dove da una parte c’è l’individuo con la sua responsabilità soggettiva e dall’altra il mondo, la natura, la società rispetto alle quali egli/ella ha dei doveri che riesce più o meno ad adempiere.
Lo studente poteva ovviamente scardinare questo impianto e incardinare questo astratto schematismo naturalistico e religioseggiante in un contesto di storia, classi, conflitti concreti. Certo, non è ciò che suggeriva il tema.
La stragrande maggioranza dei candidati ha svolto il tema sul rispetto, quello che più si prestava allo schematismo dei buoni sentimenti e delle attitudini cui ahimè non riusciamo soggettivamente a star dietro. Il rischio, nella maggioranza dei casi, è quello della carrellata di luoghi comuni che finiscono per ripetere il contenuto già presente nella traccia in modo più o meno fedele e linguisticamente appropriato.
Se da un lato gli studenti studiano storia, letteratura, scienza, tutte discipline che nella loro pratica hanno intrinseca la storicità, l’idea di sviluppo, di costruzione processuale, a livello di autocoscienza sono incapsulati in una concezione personalistica (prodotto feticistico necessario della società mercantile) che non consente loro nemmeno di collegare a livello epidermico quello che studiano con quello che vivono.
Le tracce, più che proporre un’uscita da questi schemi, li incoraggiavano andando a solleticare il moralista che si nasconde nel fondo del cuore di molti.


Sunday, 15 June 2025

Da ideologia a ideologemi

Da ideologia a ideologemi

La maniera in cui gli organi di stampa parlano degli attacchi di una notte rispetto al bombardamento a tappeto della striscia ha ovviamente dell’incredibile e sta solo a testimoniare come ormai l’informazione sia un puro meccanismo di plagio che non deve nemmeno rendere conto di un minimo di coerenza semantica, porre in una linea di ragionamento non dico coerente ma in qualche modo sostenibile i discorsi della mattina con quelli della sera.
È questo un sintomo di ulteriore decadimento della civiltà nostrana, dove ormai non si producono più nemmeno ideologie, vale a dire sistemi di pensiero con una qualche organicità che diventano visioni del mondo operative, sistemi di valori e di comportamento, religioni nel senso della tradizione gramsciana, ma meri ideologemi, contenuti singoli ad hoc che possono essere l’uno l’opposto dell’altro dalla mattina alla sera. È la pura manipolazione, il puro affastellamento di immagini e notizie che devono passare in virtù della mera insistenza con cui le si propone, senza la necessità di convincimento. È la distruzione della Cultura in senso forte, di un sistema regolativo di principi che reggono una società che dir si voglia democratica. Dalle ideologie agli ideologemi, i singoli contenuti di volta in volta mutevoli in funzione dello scopo della giornata.
Anche qui non si tratta di piangere i bei tempi andati in cui lo scontro politico era anche sviluppo culturale, ma di prendere atto di come la dinamica attuale del capitalismo, che chiamo crepuscolare, tenda a instaurare meccanismi di puro dominio senza direzione, forza senza egemonia, dove anche il modo di concepire la realtà viene inculcato a forza senza mediazione e convincimento (ovvero violentemente).
Queste trasformazioni ovviamente pongono quesiti sulla tenuta di sistema: può reggersi un regime sulla mera forza? Se sì, per quanto tempo? Con che prospettive di sviluppo, che sono garanzia della sua stessa sopravvivenza? Si può andare avanti a lungo a bastonate e chiacchiere? Nemmeno il fascismo ha fatto così, ha dovuto a un certo punto normalizzare. Insomma, il modello America latina funziona se c’è un centro che non funzione in quel modo. Ma se tutto il sistema prende quella piega? Domande aperte.

I valori occidentali

I valori occidentali

Da una parte è bene ribadire che è una follia ripudiare i “valori occidentali” se con ciò si intende libertà di pensiero, di stampa, di opinione, uguaglianza, libertà individuali, diritti sociali, il concetto universale di essere umano, la legge e non l’arbitrio come regolatrice delle società ecc.
È ingenuità diffusa credere che tutto ciò sarebbe “naturale” e che il perverso mondo moderno starebbe negando o “alienando” l’essere umano originariamente pacificato. Tutti questi bei principi, ben lungi dall’essere naturali, sono invece risultato di complessi e contraddittori processi storici che hanno portato a essi come conquiste sociali. In “origine” gli esseri umani si mangiavano tra di sé. Lo stesso anti-eurocentrismo è un concetto quanto mai… europeo, nato e possibile solo dalla tradizione che si è sviluppata a partire dall’Europa illuminista.
Detto questo, è bene sottolineare che quanto stanno facendo adesso i sedicenti difensori dei valori occidentali è la negazione dei valori occidentali, o almeno di quei valori progressisti di cui si dichiarano paladini. Nelle guerre in corso è negata in particolare l’universalità dell’essere umano e la vigenza del diritto come criterio regolatore dei rapporti interpersonali e interstatuali. Sbandierare i valori occidentali per negarli è quanto stanno facendo le sedicenti forze del bene. Da una parte è quindi un’assurdità combattere contro i valori occidentali, significa solo abboccare all’amo che hanno teso.
D’altra parte però è altrettanto assurdo non vedere che questa negazione di fatto non è un mero capriccio o uso strumentale soggettivo di essi da parte di alcuni capi di governo rispetto ad altri. In parte lo è, beninteso, ma le cause strutturali che mettono in moto questi meccanismi sono ancorate alla dinamica di (difficile) valorizzazione delle forze capitalistiche ad oggi egemoni di fronte all’emergere di meccanismi che hanno messo in crisi il sistema di dipendenza economica finora prevalente. Insomma, il modo di produzione capitalistico non è in grado, per la sua intrinseca crisi di valorizzazione, di universalizzare effettivamente quei principi universali.
Salvare lo stato di diritto borghese è un obiettivo minimo, ma non ci si può limitare a una formalistica rivendicazione di legalità. Bisogna intervenire nei processi organizzativi e produttivi rilanciando la questione del controllo pubblico della produzione (o almeno dei suoi gangli fondamentali) e del suo coordinamento internazionale secondo regole convenute.

Referendum

Referendum

Con ben poca sorpresa, il quorum non è stato raggiunto. Che un mondo del lavoro superprecarizzato non voti contro la precarizzazione parrebbe difficile da immaginare. Invece non c'è da sorprendersi.
Di primo acchito, due gli elementi da prendere in considerazione:
1) una gran parte dell'elettorato è ormai politicamente analfabeta, non ha più idea delle cose per cui vota. Non nel senso che non conosce il merito del quesito, ma nel senso che non ha capacità di comprensione delle scelte politiche (chi ha a che fare con le nuove generazioni sa che, pur con lodevoli eccezioni, le cose in questo senso non andranno a migliorare);
2) questo analfabetismo di base era sicuramente minore prima, ma certo non assente; era mediato dalle organizzazioni di massa che, al di là del conoscimento individuale, davano un orientamento in cui l'elettorato progressista si riconosceva. Le leggi per la cui abrogazione si è votato *sono state fatte per lo più dal PD* con un sostanziale silenzio/assenso del sindacato promotore dei referendum.
Dunque, tenendo conto di chi non sa/capisce, di chi è mosso da sentimenti di protesta contro queste organizzazioni per il loro "tradimento", di chi è rimasto disorientato dal loro comportamento (si noti bene che diversi esponenti del PD hanno confermato di essere contrari all'abrogazione), di chi ormai pensa che sia inutile perché "tanto non cambia niente", il risultato non è poi così sorprendente e, ahimè, da molti a malincuore già previsto.
Si potrebbe quasi sospettare che si tratti di manovre interne volte a indebolire ulteriormente quel poco di sinistra che resta in questi schieramenti.
È l'esito di un lungo processo iniziato con le privatizzazione dei primi anni '90 di cui il PDS --> PD --> D ecc. è stato promotore e protagonista.
È l'onda lunga del governismo del PCI, della crisi e della fine dell'URSS, dello smarrimento pratico e ideologico di fronte alle sfide del capitalismo crepuscolare.
Lo si definisca come si preferisce, questo processo si declina bene con i programmi di neo-servitù che i nostri governanti ci stanno apparecchiando o, meglio, che stanno mettendo in esecuzione su mandato dei loro padroni.
Parecchi dei cacicchi che ora si beano perché hanno garantita una parte delle stecca, non vorrei però avessero più in là a dolersene.

Violenza e universalismo

Violenza e universalismo

Il massacro è in corso, in diretta da mesi. Non è il primo e non sarà, purtroppo, l’ultimo. Recentemente ce ne sono stati altri, compiuti anche dai soliti noti, dalle forze del bene e del diritto.
Non solo recentemente: i difensori del diritto hanno fondato i propri paesi sul genocidio in diverse parti del mondo, hanno trafficato in esseri umani facendo guerre per ottenere il monopolio di quei traffici, hanno messo in musei i “selvaggi” in casa propria alla pari degli altri animali dello zoo.
Chi è che non lo sa? Qual è la differenza? Perché questo caso ci indigna di più? Forse perché è indiretta streaming e non si può far finta di non sapere, di non vedere? Ma è davvero possibile fingere di non conoscere la sanguinaria storia di dominio e distruzione su cui è basata la nostra presunta civiltà? La verità è che a molti, moltissimi, questa cosa non desta alcun problema. Che finché non riguarda “noi” si può guardare questo scempio come un film in televisione. Un film triste ma che dalla televisione non esce. E se il “nostro” benessere non viene toccato… pazienza, con tristezza, ma pazienza.
La verità è che l’essere umano come concetto universale, come valore da difendere ovunque non è un dato, non è innato, ma il risultato di un processo di civilizzazione che si può interrompere, o addirittura far arretrare. E questo processo evolutivo non è solo individuale, non avviene solo nelle coscienze dei singoli, ma all’interno di una dinamica sociale che ha delle strutture e delle regole. Il riconoscimento formale dei diritti universali la borghesia capitalistica, per una fase e in determinate zone del mondo, lo ha promosso. Lo sviluppo capitalistico è però rapidamente e strutturalmente arrivato allo stadio in cui non riesce a espanderlo ulteriormente, anzi in cui è di nuovo preferibile ridurne la portata a élite selezionate. Queste élite hanno bisogno di un entourage più o meno largo. Le masse subalterne all’interno del mondo occidentale sono al bivio tra schierarsi per cambiare le regole del gioco oppure sacrificare il fratello più debole per entrare a far parte di quell’entourage. Il fascismo (diretto o mascherato) è la seconda scelta, è la speranza di essere ammessi, anche se sul gradino più basso, in quel circolo ristretto. Per gli altri, può dispiacere (e a qualcuno nemmeno dispiace).
C’è tuttavia anche chi quell’universalismo lo vuole rendere davvero tale, contro coloro che lo vogliono negare del tutto o affermare solo formalmente. Un universalismo reale deve trovare delle vie di uscita dal capitalismo e dai suoi meccanismi perversi che fanno di guerra, dominio e distruzione l’esito sempre più probabile delle perverse dinamiche di valorizzazione e dominio. Finché qualcuno così continuerà a esistere e lottare, la luce della speranza non è spenta. Tempi migliori verranno.

Messaggi in bottiglia. Versi, parole e pagine sparse di una vita tra Hegel e Marx (recensione del libro di N. De Domenico Visa Cogitata Scripta)

  Messaggi in bottiglia. Versi, parole e pagine sparse di una vita tra Hegel e Marx Pubblicato il 1 settembre 2026 da Comitato di Redazio...