CARDUCCI, CELLE E IL BEL (?!) MONDO ANTICO
Giosuè Carducci, da ragazzo, ha peregrinato molto dietro al padre, medico condotto, scacciato di paese in paese per il suo radicalismo politico di forti tendenze anticlericali. Tra il 1851 al 1855 trovò lavoro nella ridente Celle sul Rigo, allora sperduto paese tra le valli del Rigo e del Paglia, con magnifica vista sul Monte Amiata e Radicofani (e ancor oggi non semplicissima da raggiungere).
Giosuè in realtà non si trasferisce subito perché deve finire gli esami secondari a Firenze. Arriva solo nell’autunno del 1852 e ripartirà in quello del 1853 per Pisa essendo diventato normalista.
Fervido studente di quel classicismo radicale di tradizionale radice risorgimentale, nella cittadina studia e stabilisce legami con un colto e paterno proprietario terriero, Ercole Scaramucci, con il quale (e con la moglie del quale) passa pomeriggi interi a passeggiare nella maestosa campagna circostante e a leggere classici.
Di questo periodo, pur senza riferimenti specifici a luoghi, è il sonetto copiato sotto pubblicato nei Juvenalia.Nel 1853 lo Scaramucci muore improvvisamente solo trentacinquenne e a Carducci viene richiesta l’orazione funebre. Di essa il nostro parla alla futura moglie Elvira Menicucci in una lettera in cui descrive la bella relazione che aveva con la famiglia; già da adesso dà sfogo al proprio gigantesco ego, mettendosi in mostra per come era vestito, per il testo che sarà pubblicato, ecc. Una debolezza, questo forte e perdurante autocompiacimento, che non lo abbandonerà mai (si consideri che ancora non era nessuno) (G. Carducci, Lettere : 1850-1858, in Edizione nazionale delle opere di Giosuè Carducci, vol. 1, Bologna, Zanichelli, 1938, pp. 75 sgg.).
Ma l’orazione funebre è molto interessante per altri aspetti; tra le molte cose lodevoli che vengono dette sullo Scaramucci, si fa riferimento al suo comportamento durante i moti del ‘48 e, sostanzialmente, se ne lodano in maniera convinta le tendenze moderate, la capacità di ricomporre il radicalismo “anarchico” (delle masse che si muovono tra un clericalismo reazionario e astratte pulsioni potenzialmente socialisteggianti) e la moderata apertura al Risorgimento politico-istituzionale, culturale, ecc. In sostanza un ragionevole e benevolo uomo d’ordine (G. Carducci, Prose giovanili, in Edizione nazionale delle opere di Giosuè Carducci, vol. 5, Bologna, Zanichelli, pp. 77-92).
Carducci è solo diciottenne ed è già un mangiapreti radicale, ma questo radicalismo già da adesso appare tutto “culturale” e assai poco sociale. I rapporti di proprietà sono sacri e da salvaguardare; ciò detto, cerchiamo di non cedere a barbarie né di massa né repressive.
Già del ‘48 il padre a Castagneto era riuscito a mediare tra contadini e proprietari terrieri riuscendo a far ottenere ai primi in uso le “preselle”, ovvero piccoli appezzamenti di terreno inutilizzati dai latifondisti… questa la rivoluzione… E il padre era super-radicale.
Qui in nuce un po’ l’essenza del Risorgimento italiano e il triste destino dei “democratici” che nel loro radicalismo erano dei moderati mascherati e meno consapevoli del loro ruolo storico di classe…
Celle è nel mezzo al niente e conserva ancora un sapore antico. Beninteso, nessuna nostalgia del bel mondo che fu (che non era bello affatto); del resto i turisti già si stanno arrampicando in cima alla cresta, assai vicina - solo otto chilometri - al nuovo polo di attrazione di San Casciano dei Bagni con i suoi importanti e recentissimi scavi archeologici.
Ma un po’ di romantico struggimento, una sensazione da periodo di trapasso, a fine estate, ci può stare :) :)
Da Juvenilia, IX
Candidi soli e riso di tramonti,
Mormoreggiar di selve brune a’ venti
Con sussurrio di fredde acque cadenti
Giú per li verdi tramiti de’ monti,
Ed espero che roseo sormonti
Nel profondo seren de’ firmamenti,
E chiara luna che i sentier tacenti
Inalbi e scherzi entro laghetti e fonti,
Questo m’era ne’ vóti. Or miei desiri
Pace ebber qui tra fiumi e tra montagne
De le secure muse in compagnia:
Pace: se non che te ne’ miei sospiri
Chiamo, te che da noi ti discompagne,
E il caro aspetto de la donna mia.
(Giosuè Carducci, Poesie, Bologna, Zanichelli, 1906, p. 19).