Saturday, 27 April 2013

Friday, 19 April 2013

Blog de La contraddizione

Schizofrenia suicida

18APR
Forse la frase più emblematica del giorno che precede la prima votazione per il presidente della repubblica, l’ha pronunciata uno dei simboli dell’attuale gruppo dirigente del pd: “Marini è in grado di ricostruire una connessione sentimentale con il paese” (Stefano Fassina). Chiarito il fatto che il «giovane turco» non si riferisse all’avvenente soubrette,- come ironizzato da Grillo – bensì all’ottantenne ex democristiano e segretario della Cisl, Franco, allora il delirio sembra essere servito su un piatto d’argento. La schizofrenia del partito più votato alle ultime elezioni politiche è talmente avanzata che riesce persino difficile commentare una siffatta affermazione: dopo quasi due mesi di tentativi – almeno apparenti – di fare un governo con il M5s, Bersani & co. sembrano ormai essersi incanalati su un percorso che porterà ad un accordo con i berluscones per il prossimo governo dell’Italia con automatico e scontato suicidio del partito che, presumibilmente anche nell’immediato, subirà una scissione interna o comunque un ridimensionamento dei consensi alla prima occasione (da questo punto di vista le elezioni comunali di Roma potrebbero rappresentare il primo grande banco di prova).: magari favorendo indirettamente la confluenza su Barca, che certo è “sinistro laburista” e basta.
vign
Paradossalmente, le cosiddette Quirinarie del M5s, nonostante la follia conclamata della ditta C&G (si veda in altri articoli pubblicati su questo blog), avevano prodotto la candidatura di Rodotà che, oltre ad essere l’ex presidente del Pds per un biennio, poteva rappresentare un utile opportunità per condividere il primo passo verso quel governo che una larghissima parte dell’elettorato di sinistra auspica, ossia pd+Sel e M5s: tuttavia, colui che a lungo è stato il Garante per la privacy, non garantisce Berlusconi che invece è alla ricerca di un presidente che possa, qualora i processi prendano la strada corretta (ossia quella della sua condanna), non esitare nel firmare la grazia nei suoi confronti o comunque approvi rapidamente quella serie di leggicchiuole ad personam(già pronte) che, in ogni caso, lo tengano lontano dalle galere. Si dice che al peggio non c’è mai fine: sarà per questo che l’altro gggiovane exdemocristiano ammalato dileaderismo (ovviamente parliamo di Renzi) in questa situazione sta raccogliendo consensi in ogniddove e prepotentemente sta divenendo la figura di riferimento di un partito che, alla prova dei fatti, sta collassando su sé stesso. Qualora venissero riproposte ora le primarie del pd, non c’è dubbio che il sindaco di Firenze vincerebbe a mani bassea meno di una sorpresa di Barca. Pertanto un’elezione di un presidente della repubblica di questo tipo (di fatto scelto da Berlusconi) sancirebbe definitivamente l’abbraccio mortale pd-pdl, la cui vittima sacrificale sarebbe sicuramente il partito democratico che, nella migliore (sic!) delle ipotesi, verrebbe guidato, in un futuro non troppo lontano da Renzi e dal suo entourage.
Detto ciò, va ricordato che i numeri in parlamento sono tali da non garantire con assoluta certezza la nomina di Marini al primo turno: considerando che il «centralismo democratico» è una virtù che ormai è del tutto sconosciuta anche nei partiti sedicenti di sinistra, alla già proclamata fronda di Sel (che voterà Rodotà già al primo turno), potrebbero aggiungersi le schede bianche dei renziani e di altri franchi tiratori, che potrebbero detrarre circa 110 voti dal computo totale: la Lega che potrebbe non gradire la scelta di un politico appartenente alla vecchia dirigenza (voterebbe al primo turno la candidata Dal Lago). Essendo il quorum pari a 672 voti, quindi, escludendo altri franchi tiratori interni ai bersaniani, al pdl e ai montiani, per ora Marini sembrerebbe avere il sostegno di poco più di 700 voti, margine che, alla luce dei giuochi politici che spesso si nascondono dietro alle elezioni del presidente della repubblica, non sembra blindare l’elezione di Marini. La partita, dunque, sembrerebbe più aperta di quanto si immagini e viene persino da pensare che, qualora non si giunga ad elezione al primo turno, la candidatura sia stata strumentalmente proposta da Bersani & co. per permettere poi ad un altro più gradito (forse d’Alema) di andare al Quirinale: ma ciò implicherebbe la dotazione di un acume politico che lo smacchia giaguaro, sino ad oggi, non ha dimostrato di avere.

Sunday, 7 April 2013

RILEGGERE MARX CON LE LENTI DELLA FILOLOGIA Prof. Roberto FINESCHI In memoria di Alessandro MAZZONE


Altrevie


In collaborazione con Cara Garbatella

Presenta
Lectio magistralis … con aperitivo

Domenica 14 aprile ore 11


RILEGGERE MARX CON
LE LENTI DELLA FILOLOGIA
Prof. Roberto FINESCHI

In memoria di Alessandro MAZZONE

La nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels - la Marx-Engels-Gesamtausgabe - getta nuova luce su due autori decisivi per la comprensione e la trasformazione del mondo contemporaneo. Alessandro Mazzone è stato fra i primi ad introdurre ed approfondire questi studi in Italia. A quasi un anno dalla sua scomparsa lo ricorda il suo allievo Roberto Fineschi con un intervento sull' attualità di Marx e del suo pensiero.

Al termine dell’incontro il pubblico potrà continuare ad intrattenersi con l’illustre ospite sorseggiando un aperitivo offerto dall’Associazione culturale Altrevie.

L’appuntamento, ad ingresso libero, è per domenica 14 aprile 2013 alle ore 11.00 presso il Centro Socio Culturale Garbatella, in Via Caffaro 10

Saturday, 6 April 2013

Thursday, 28 March 2013

Rileggere Marx con le lenti della filologia

source: http://ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/03/22/rileggere-marx-con-le-lenti-della-filologia/#more-491



Rileggere Marx con le lenti della filologia

di ROBERTO FINESCHI
È da poco uscita la nuova edizione italiana del I libro del Capitale per le Opere Complete di Marx ed Engels. Il curatore, Roberto Fineschi, ci spiega perché era necessario mettere mano a questa opera di rinnovamento editoriale.

 L’ARTICOLO IN PDF
marx-engels-opere-complete1. La nuova edizione del I libro del Capitale da me curata per le Opere Complete di Marx ed Engels (vol. XXXI, Napoli, La città del sole, 1600 pagine) è il tentativo di presentare al lettore italiano lo stato dell’arte dopo le significative novità emerse nel corso della pubblicazione della nuova edizione storico-critica, la seconda Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA2), monumentale progetto in 114 volumi in corso di realizzazione da quasi quarant’anni e lungi dal completamento[1].
La circolazione delle opere di Marx è stata scarsa negli ultimi decenni; recentemente si è assistito alla ripresa di alcune pubblicazioni, fatto da salutare positivamente. Tuttavia, nella quasi totalità dei casi si sono semplicemente riproposti i vecchi testi, oppure li si è ripresentati sulla base delle edizioni tradizionali. La grande novità della MEGA consiste invece, sostanzialmente, nell’aver mostrato come molte delle opere più significative di Marx fossero in realtà una cosa diversa rispetto a quelle storicamente lette. A cambiare sono quindi non tanto, o non solo, le interpretazioni di Marx o Engels, ma la stessa base testuale su cui tali interpretazioni si sono sviluppate o possono svilupparsi. La nuova edizione del primo libro del Capitale muove, prima nel mondo occidentale, da questa premessa.
È noto che Marx non ha pubblicato personalmente il secondo ed il terzo volume; fu Engels a farlo dopo la sua morte, rispettivamente nel 1885 e nel 1894. Per il secondo, egli disponeva di 8 manoscritti redatti dal 1864 alla fine degli anni 70, a livelli assai diversi di compiutezza, nessuno comunque pronto per la stampa[2]; per il terzo aveva sostanzialmente un grande manoscritto del 1864/5 e poche rielaborazioni successive di scarsa ampiezza[3]. Il terzo libro, seppur uscito per ultimo, è dunque, in verità, poco più che allo stato di abbozzo; meglio vanno le cose per il secondo, benché, pure in questo caso, non esista in alcun modo una versione definitiva. Il primo libro è apparentemente quello più compiuto, in quanto Marx stesso ne dette alla stampe due edizioni tedesche – 1867 e 1872/3 – ed una francese – 1872-5 –, tutte con moltissime varianti. Anche del primo, tuttavia, non disponiamo di un’edizione definitiva in quanto l’ultima uscita nel tempo, la francese, è considerata da Marx migliore per il contenuto, ma decisamente insufficiente a livello linguistico[4]. Nel 1883, anno della morte di Marx, Engels diede alle stampe la terza edizione tedesca, alla quale Marx non partecipò in prima persona; aveva lasciato degli indici e delle annotazioni a margine nelle edizioni precedenti, ma sarà Engels a seguire e a non seguire le sue indicazioni[5]. Da ciò sono risultate situazioni paradossali, per es. relativamente alla divisione in capitoli e sezioni, per cui chi segue l’edizione francese ed inglese ha una divisione, chi segue la tedesca e le traduzione da essa derivate, ne ha un’altra. L’unico testo pubblicato da Marx è paradossalmente quello su cui ci si intende meno. Insomma: per comprendere Marx non si può prescindere dalla complessa stratificazione del testo, che, nel caso della teoria del capitale, consiste di ben 15 volumi in 24 tomi, vale a dire tutta le seconda sezione della MEGA.
2. Questa edizione intende presentare al lettore italiano tutti i testi a noi pervenuti che Marx scrisse con l’intenzione esplicita di realizzare il I libro delCapitale. Nel far questo si è cercato di tener conto di un certo numero di traduzioni esistenti – italiane e non –, sia da un punto di vista linguistico che editoriale in senso più generale. Nessuna di esse – ad eccezione, in parte, dell’edizione in castigliano a cura di P. Scaron – è all’altezza della problematica odierna. Il fatto fondamentale è infatti che oggi, dopo la MEGA, non si sa esattamente cosa pubblicare quando si intende dare alle stampe il I libro delCapitale. Qual è l’edizione di riferimento se non ne esiste una di ultima mano di Marx? Si è visto che non è possibile utilizzare la francese per vari motivi. Le scelte sono allora due: o la II ed. tedesca, o la IV (in cui Engels continua ad inserire (pochi) passaggi dalla francese, ma che per il resto è quasi uguale alla III). Nel 1975, in chiave antiengelsiana e con l’idea di pubblicare un “autentico” testo marxiano, nella sua edizione in castigliano Scaron decise di usare la II, mettendo come varianti le versioni successive. Se questa scelta è per certi aspetti legittima, si presta tuttavia a critiche a mio parere sostanziali; la principale è la seguente: troviamo in nota, e non nel testo principale, parti non solo considerate da Marx superiori, ma effettivamente da lui pubblicate nell’ed. francese; i materiali “vecchi” si trovano invece nel testo principale. Usando al contrario la IV (sostanzialmente uguale alla III), si ha almeno la maggior parte di quel contenuto nel corpo del testo. Si noti comunque, per es., come nessuna delle due scelte (II o IV ed. tedesca) presenti il testo principale secondo la suddivisione “finale” dell’ed. francese. In realtà, unica soluzione sarebbe pubblicare tutte le edizioni integrali, operazione editorialmente proibitiva. “Creare” un’opera, ricostruendo il testo sulla base dei manoscritti marxiani per il I volume sarebbe operazione redazionale, di cui sarebbe difficile valutare la “marxianità”. In questa edizione è parso dunque ragionevole adottare come base testuale la IV ed. tedesca del 1890 a cura di Engels; rispetto ad essa si sono date le principali varianti di tutte le altre (I, II, III ed. tedesca, ed. francese). I testi di riferimento sono quelli apparsi nella MEGA, II sezione, voll. 5-10.
Non si fornisce tuttavia solo il tradizionale testo del Capitale con le sue varianti; oltre ad esse (centinaia di pagine) si ha la prima traduzione del Manoscritto 1871-1872, presentato secondo la ricostruzione critica data nel vol. 6 della II sezione della MEGA; si tratta di un testo molto interessante, in quanto è il cantiere di lavoro per la totale riscrittura del primo capitolo sulla Merce del 1867 e della relativa appendice per i “non-dialettici” in preparazione della II ed. tedesca e dell’ed. francese. Esso dà delle indicazioni fondamentali su come leggere il testo a stampa. Si ha infine una nuova traduzione del cosiddetto VI capitolo inedito tratto dal manoscritto 1863/4 secondo quanto pubblicato nella MEGA, II sezione, vol. 4.1.
Vediamo infine, brevemente, come sono strutturati i due tomi. Nel primo il lettore trova il testo della IV ed. tedesca. Nel secondo tomo si hanno le varianti dalla I, II e III edizione tedesca e dalla francese, i due manoscritti indicati (I parte del Manoscritto 1863-65 – il cosiddetto “VI capitolo inedito” – ed il Manoscritto 1871/2) e tutti gli strumenti critici: glossario, note esplicative e indici (pesi e misure, letteratura citata, nomi, argomenti). Si tratta, complessivamente, di circa 1600 pagine.
3. Per quanto riguarda la traduzione, è noto il detto “traduttore-traditore”; valido in genere, esso assume un particolare significato nel caso del Capitale, un mix di linguaggio hegeliano, sarcasmo pubblicistico, verve umoristica, e via dicendo. Difficile rendere tutto ciò. Si è cercato di fare il possibile per la vivacità dello stile, ma, in relazione alle problematiche più strettamente scientifiche, è parso necessario dedicare alcune pagine alla spiegazione della traduzione di alcuni termini chiave. Le scelte fatte in questa nuova edizione si legano, infatti, ai problemi emersi dal confronto fra le traduzioni esistenti e le problematiche metodologiche sviluppatesi parallelamente alla pubblicazione della nuova edizione storico-critica.
Si era inizialmente pensato di utilizzare la traduzione Cantimori e di dare semplicemente le varianti. Pur restando essa un valido strumento anche a distanza di tempo, ci si è resi conto, tuttavia, di come, similmente a quanto accaduto nella maggior parte delle traduzioni occidentali esistenti, non si fosse riusciti in quella sede a risolvere vari e significativi problemi legati alla complessità categoriale del testo, soprattutto nei primi capitoli. Tale insufficienza ha reso impossibile a chi non potesse accedere al testo tedesco una più profonda comprensione delle problematiche metodologiche e dell’effettivo sviluppo categoriale.
Per quanto riguarda la quarta edizione tedesca, si sono allora ritradotti ex-novo i primi sette capitoli e si è significativamente rivista la parte restante (le traduzione delle varianti e degli altri manoscritti sono tutte nuove). Come accennato, per un principio di trasparenza e chiarezza, si è deciso di rendere conto delle scelte di traduzione in un ampio glossario. Tradurre un certo termine in un certo modo significa, infatti, fare delle scelte interpretative. Se ciò è inevitabile, pare corretto palesarlo. Ecco qui una lista di alcune delle categorie interessate di ciascuna delle quali si rende: Veräußerung/Entäußerung, Ding/Sache, wirklich/reell, darstellen/vorstellen/repräsentieren, Erscheinung/Schein e varie altre.
Per questa via, il lettore ha accesso al testo tedesco e, se pur dissentisse con la scelte adottate, avrebbe la possibilità di risalire al termine/categoria in questione.
4. Non in questa sede vorrei parlare delle possibili nuove interpretazioni del testo, per non sovrapporle al carattere critico dell’edizione. In maniera più generale mi pare si possa tuttavia affermare che diverse delle interpretazioni tradizionali, anche relativamente a punti fondamentali diventati senso comune perché trasformati in assiomi da manuale, paiono, direi, “imprecise” ad una lettura filologica e disinteressata del testo. Con ciò intendo dire che anche sviluppi sofisticati della teoria di Marx, risultato di dibattiti complessi e di grande valore conoscitivo, non di rado hanno preso le mosse da una non precisa formulazione dei presupposti. Credo che il grande contributo della filologia, in un momento di crisi e ristagno generale nel panorama teorico in qualche modo connesso a Marx, stia non tanto nel far rivivere dibattiti secolari ormai sostanzialmente chiusi da decenni, o nell’andar oltre quel Marx mal letto, quanto nel ripensare la correttezza delle premesse di quelle interpretazioni, il loro fondamento filologico. A me sembra che, pur nell’ampio spettro delle letture possibili, la filologia aiuti ad escluderne alcune sicuramente infondate, o a dare maggiore o minore supporto ad altre plausibili. A mio parere è questa la scelta più proficua e scientificamente feconda da fare e mi auguro che questa nuova edizione possa contribuire in tal senso.
[1] Per maggiori informazioni sulla MEGA rimando al mio Un nuovo Marx, Roma, Carocci, 2008 ed al volumetto in corso di pubblicazione MEGA2, Marx ritrovato, a cura del compianto A. Mazzone, Roma, Mediaprint.
[2] Sui manoscritti per il II libro rimando al mio Il secondo libro del Capitaledopo la MEGA2 in “Marxismo oggi”, 2010/3, pp. 32 ss., ripreso nella nuova introduzione al menzionato libro curato da A. Mazzone. pp. 25 ss.
[3] Sui principali problemi legati al manoscritto per il terzo libro del 1864/5 in rapporto al libro a stampa, rimando al mio Ripartire da Marx, Napoli, La città del sole, 2001, pp. 370 ss.
[4] Il fatto che Marx stesso abbia detto che questa edizione era da preferire ha spinto molti a ritenerla migliore “in generale”. In realtà, la ricostruzione filologica permette di mostrare con estrema precisione quali siano le migliorie e quali i difetti. Senza entrare nel merito di questo dibattito, per il quale rimando alla mia Introduzione al Capitale, si può affermare che le migliorie sono da trovarsi nella settima sezione sull’accumulazione, mentre i difetti sono….la traduzione stessa, che per circa un terzo del testo si discosta significativamente dall’originale, al punto che non vi si trova addirittura il concetto di “valorizzazione”!
[5] Cfr. K. Marx, Verzeichnis der Veränderungen für den ersten Band des “Kapitals“ in K. Marx, F. Engels, Gesamtausgabe, sez. II, vol. 8, Berlin, Dietz, 1989.
Roberto Fineschi ha studiato filosofia ed economia a Siena, Berlino e Palermo. Fra le sue pubblicazioni ricordiamo Ripartire da Marx(Napoli 2001), Marx e Hegel (Roma 2006) e Un nuovo Marx (Roma 2008). Vincitore del premio Rjazanov, è membro dell’International Symposium on Marxian Theory, con il quale ha pubblicato vari saggi e libri, fra cui Re-reading Marx. New perspective after the critical edition, Palgrave 2009.
(22 marzo 2013)

Messaggi in bottiglia. Versi, parole e pagine sparse di una vita tra Hegel e Marx (recensione del libro di N. De Domenico Visa Cogitata Scripta)

  Messaggi in bottiglia. Versi, parole e pagine sparse di una vita tra Hegel e Marx Pubblicato il 1 settembre 2026 da Comitato di Redazio...