Tuesday, 8 May 2012
«La nuova traduzione italiana del libro I del Capitale e la rilevanza attuale della critica marxiana». Giornata internazionale di studi
Università degli Studi di Milano-Bicocca
16 Maggio 2012
Sala Rodolfi (Rettorato, Edificio U6, IV piano)
Giornata internazionale di studio su
«La nuova traduzione italiana del libro I del Capitale e la rilevanza attuale della critica marxiana»
MATTINA
9,00 Saluti istituzionali
Presiede Riccardo Bellofiore (Bergamo)
9,30 Mario Cingoli (Milano-Bicocca): Sulle edizioni delle Opere complete di Marx ed Engels e in
particolare sull’edizione italiana
10,10 Roberto Fineschi (Siena): La nuova traduzione del libro I del Capitale dopo la MEGA2
10,50 Pausa caffè
11,00 Jacques Bidet (Paris X) Que faire aujourd'hui du Capital?
11,40 Tommaso Redolfi Riva (Bergamo) La critica marxiana a S. Bailey nell’esposizione della
forma di valore
12,20 Discussione
13,00 Pausa pranzo
POMERIGGIO
Presiede Mario Cingoli (Milano-Bicocca)
14,30 Riccardo Bellofiore (Bergamo) Lost in translation? Considerazioni eretiche a partire dalla
nuova traduzione italiana del libro I del Capitale
15,10 Giovanni Sgro’ (Heidelberg): Il capitolo VI inedito
16,00 Pausa caffè
16,10 Massimiliano Tomba (Padova) Logica e storia nel Capitale
16,50 Giorgio Cesarale (Roma 3) Il rapporto fra circolazione e produzione di merci nel passaggio
dai Grundrisse al Capitale
17,30 Stefano Bracaletti (Milano-Bicocca) Incroci difficili. Individualismo metodologico,
riduzionismo, marxismo
18, 10 Discussione
19,15 Conclusione dei lavori
Friday, 4 May 2012
Presentazione del libro: Fernando Iannetti, Derive del desiderio e metamorfosi del soggetto. Per una nuova critica del politico
Presentazione del libro:
Fernando Iannetti, Derive del desiderio e metamorfosi del soggetto. Per una nuova critica del politico, a cura di Giovanni Sgro', Napoli, Edizioni Cronopio, 2012.
La presentazione si terrà sabato 12 maggio alle ore 11:00 presso il Centro di documentazione per le politiche del lavoro (Ex Convento San Lorenzo, Via De Renzi, Salerno).
Intervengono
Dott. Ermanno Guerra (Assessore alla Cultura del Comune di Salerno)
Prof. Gianfranco Borrelli (Università degli Studi di Napoli "Federico II")
Dott. Giovanni Sgro'
Dott. Dario Stefano Dell'Aquila
Prof. Vittorio Dini (Università degli Studi di Salerno)
Prof. Franco Ventriglia (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare - Napoli)
Dott. Virginio Massimo
Fernando Iannetti, Derive del desiderio e metamorfosi del soggetto. Per una nuova critica del politico, a cura di Giovanni Sgro', Napoli, Edizioni Cronopio, 2012.
La presentazione si terrà sabato 12 maggio alle ore 11:00 presso il Centro di documentazione per le politiche del lavoro (Ex Convento San Lorenzo, Via De Renzi, Salerno).
Intervengono
Dott. Ermanno Guerra (Assessore alla Cultura del Comune di Salerno)
Prof. Gianfranco Borrelli (Università degli Studi di Napoli "Federico II")
Dott. Giovanni Sgro'
Dott. Dario Stefano Dell'Aquila
Prof. Vittorio Dini (Università degli Studi di Salerno)
Prof. Franco Ventriglia (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare - Napoli)
Dott. Virginio Massimo
Fernando Iannetti, Derive del desiderio e metamorfosi del soggetto. Per una nuova critica del politico, a cura di Giovanni Sgro’
Fernando Iannetti, Derive del desiderio e metamorfosi del soggetto. Per una nuova critica del politico,
a cura di Giovanni Sgro’. Napoli, Edizioni Cronopio, 2012, 207 pp., 18,00 Euro (ISBN 978-88-89446-76-8).
Indice
Prefazione del curatore: L’angoscia e le metamorfosi del soggetto nella crisi del moderno. Per un’etica del desiderio 7
Nota bio-bibliografica 19
Nota ai testi 23
Ringraziamenti 25
DERIVE DEL DESIDERIO E METAMORFOSI DEL SOGGETTO
PER UNA NUOVA CRITICA DEL POLITICO
Nevermore 31
I. A partire da Kant, con Rousseau. L’infelicità dell’individuo e la costituzione del politico 33
II. Immagini di niente e critica del politico 85
Tre versi scordàti 129
III. Le miserie dell’astrazione. Crisi del moderno e critica del Politico 131
IV. Derive del desiderio. L’incanto dei narcisi contemporanei nella società senza padre 169
Nota biografica
Fernando Iannetti (Fondi, 1940 – Caserta, 2003) è stato professore di Storia della filosofia presso il Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica dell’Università di Salerno, analista didatta della SEPE (Società europea di psicoanalisi esistenziale), membro di Europe CINEL (Centre d’initiative
pour de nouveaux espaces de liberté) e direttore del Centro studi di psicologia e scienze umane “Maldoror”, dedicato alla formazione di insegnanti, psicologi e sociologi, con particolare attenzione ai problemi dell’adolescenza e dell’identità giovanile.
Iannetti ha studiato con Aldo Masullo la fenomenologia husserliana, l’ontologia fondamentale di Heidegger e l’esistenzialismo (Kierkegaard, Sartre, Merleau-Ponty, Jaspers); ha studiato e lavorato con Galvano Della Volpe e con Lucio Colletti, di cui è stato assistente dal 1972 al 1976, sui
temi della dialettica e del marxismo critico, nonché nel 1971/1972 con Claudio Napoleoni per una ricerca sul sottosviluppo meridionale. Tra il 1982 e il 1986 ha vissuto nelle carceri speciali del nostro paese, prima come prigioniero politico, poi, una volta assolto, studiando e lavorando come operatore volontario con i detenuti politici e comuni, con giovani tossicodipendenti ed ex militanti della lotta armata. Come psicoanalista si è formato a Parigi con Jacques Lacan – soprattutto sui temi del linguaggio dell’inconscio, della subversion du sujet, del narcisismo e della manque d’être – e con Gilles Deleuze e Felix Guattari, partecipando dal 1984 al 1990 ad un seminario pluridisciplinare insieme ad altri studiosi (psicoanalisti, filosofi e sociologi) su «Le forme del desiderio,
l’inconscio e gli spazi delle pratiche di liberazione», e collaborando alla redazione della rivista «Chimère», che è stata pubblicata dal 1984 al 1989. Sempre a Parigi ha collaborato dal 1983 al 1991 con Henri Lefèbvre, con il quale ha organizzato e coordinato il Groupe de Navarrenx, un
gruppo di ricerca e di lavoro critico trans-disciplinare.
I saggi di Iannetti compresi nella presente raccolta sono as-saggi della sua in-finita ricerca filosofica, che si intreccia con quella psicoanalitica e sociologica, sul tema delle metamorfosi del soggetto e della critica del politico nell’orizzonte della crisi della ragione moderna. Il suo discorso
prende le mosse dalla tesi della centralità dell’angoscia nella costituzione del soggetto e nella costituzione (e critica) del politico, ovvero dalla tesi dell’esistenza di una connessione essenziale tra la “costitutiva” infelicità degli uomini nel mondo moderno e la correlata costituzione della ragione
del dominio e della politica. L’oggetto specifico della ricerca di Iannetti è costituito dunque non
solo dalla determinazione categoriale delle strutture dell’angoscia e del politico, ma anche dalla ricostruzione delle profonde trasformazioni della ragione e del politico nel tempo della loro crisi fondamentale, ovvero nella crisi dei loro fondamenti.
Fernando Iannetti (Fondi, 1940 – Caserta, 2003) è stato professore di Storia della filosofia presso il Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica dell’Università di Salerno, analista didatta della SEPE (Società europea di psicoanalisi esistenziale), membro di Europe CINEL (Centre d’initiative pour de nouveaux espaces de liberté) e direttore del Centro studi di psicologia e scienze umane “Maldoror”, dedicato alla formazione di insegnanti, psicologi e sociologi, con particolare attenzione ai problemi dell’adolescenza e dell’identità giovanile. È autore, tra l’altro, delle monografie: Attraverso Marx. Filosofia, sociologia e critica del soggetto, Salerno, 1991 (nuova edizione: Caserta, Edizioni Maldoror, 1996); Idea della ragione e metamorfosi del soggetto. Fenomenologia della società e dell’educazione. Saggio su G.M. Bertin, Caserta, Edizioni Maldoror, 1996.
Monday, 30 April 2012
Friday, 27 April 2012
Dialéctica y capital: Elementos para una reconstrucción de la crítica de la economía política Robles Báez, Mario L. Compilador. Ensayos de Reuten, Murray, Dissel. Artur
Source: http://bidi.xoc.uam.mx/tabla_contenido_libro.php?id_libro=251
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Wednesday, 18 April 2012
Roberto Fineschi, Un nuovo Marx. Filologia e interpretazioen dopo la nuova edizione storico-critica (MEGA2), Roma, Carocci, 2008. Indice e introduzione
Roberto Fineschi, Un nuovo Marx. Filologia e interpretazione dopo la nuova edizione storico-critica (MEGA2), Roma, Carocci, 2008
Indice e introduzione
Indice
1
La MEGA ed il dibattito tedesco
1.1
Per la storia della MEGA
1.1.1. La “prima” MEGA
1.1.2. La seconda MEGA
1.1.3. Storia della MEGA sotto la direzione della Fondazione Internazionale Marx-Engels (IMES)
1.1.4. Il ruolo delle pubblicazioni specializzate
1.2
MEGA2: dalla filologia alla interpretazione critica.
Un resoconto del dibattito tedesco sulla teoria del valore negli anni ‘70/’80
1.2.1. Il dibattito nella Germania occidentale
1.2.2. Il dibattito nella Germania orientale
1.2.3. Conclusioni
1.3
Le edizioni del primo libro del Capitale
Introduzione
1.3.1. Considerazione complessiva sulle diverse edizioni di Marx ed Engels del primo libro del Capitale
1.3.2. Confronto fra la prima e la seconda edizione tedesca del primo libro del Capitale:
2
Introduzione al Capitale (libro I)
2.1
Prima dei Grundrisse (1843-1857/58)
2.2
Dai Grundrisse al Capitale (1857/58-1867)
2.2.1. Dal 1857/58 al 1861/63
III. Il capitale come credito.
V. Il capitale come mercato monetario.
2.2.2. Dal 1861/63 al 1863/65
2.2.3. 1863/65
2.2.3. Il libro sul Lavoro salariato
2.3
Il capitale, libro I (1867-1890)
2.3.1. Storia delle stesure
2.3.2. Qual è l’edizione definitiva del I libro del Capitale?
2.3.3. Modifiche ed avanzamenti teoretici
2.3.4. Il manoscritto Ergänzungen und Veränderungen zum ersten Band des “Kapitals” (Dezember 1871-Januar 1872)
2.4
Il I libro del Capitale fra passato e presente
3
Per una teoria politica ispirata al Capitale
3.1
Per una teoria marxiana dello “stato”
3.2
Forme e figure in Marx
3.2.1. Per una definizione del concetto di “storia” in Marx
3.2.2. Sussunzione del lavoro sotto il capitale. Forme e figure
4
Il Marxismo italiano ed Il capitale. Alcuni esempi
4.1
Sul concetto di “storia” nel dibattito marxista italiano
Introduzione
4.1.1. Discussione italiana di fine ‘900: un momento decisivo per l’interpretazione di Marx in tutta Europa
4.1.2. La ripresa del dibattito nel secondo dopoguerra
4.1.3. Dagli anni ’70 ad oggi
Conclusioni
4.2
Carlo Cafiero interprete di Le capital
Appendice
Marx, Hegel e il marxismo nella lettura di Luciano Amodio
Introduzione
Raccolgo in questo volume – con l’aggiunta di un paio di inediti – una serie di saggi apparsi in questi anni su MEGA, Marx e marxismo italiano, tutti più o meno ruotanti attorno a Il capitale. Si tratta del terzo libro di una serie di interventi monografici dedicati all’autore tedesco ed è parte di un progetto unitario di rilettura della sua opera.[1]
L’esposizione è articolata in quattro nuclei tematici. Il primo è relativo alla MEGA, alla sua storia ed al dibattito tedesco che si è sviluppato in relazione alla sua pubblicazione nelle allora Germania occidentale e Germania orientale. Il cap. 1.1, dedicato alla storia della pubblicazione, è la sistemazione di un testo uscito in due versioni: Fineschi (1999) e Id. (2002a). Il cap. 1.2, dedicato al dibattito tedesco sulla teoria del valore negli anni ’70, è una versione ampliata in più parti di un saggio uscito con lo stesso titolo (Fineschi, 2002b). Il cap. 1.3 è dedicato alla discussione sulle diverse edizioni del I libro del Capitale svoltosi nella Germania orientale fra i filologi che curavano i relativi volumi della MEGA. Il testo è inedito.
La seconda parte presenta un’indagine analitica delle modifiche strutturali dell’impianto complessivo della teoria del capitale dal 1857 al 1883, con particolare attenzione al I libro per il periodo 1867-1883. È una versione assai più ampia dell’Introduzione alla nuova edizione del I libro del Capitale (Marx, 2008).[2] Il cap. 2.2 è inedito. Una prima trattazione del suo contenuto è apparsa in Fineschi (2001), cap. V, da cui poi è stata estratta una relazione tematicamente più organica dal titolo The four levels of abstraction of Marx’s concept of capital, presentata a Città del Messico nel 2005 in occasione di un convegno dell’International Symposium on Marxian Theory. Tradotta in italiano essa è in corso di pubblicazione (Fineschi, 2008b). Il capitolo presentato in questo libro è un ulteriore approfondimento di quei temi e, pur riprendendo quanto già esposto nelle sedi indicate, è autonomo. Il capitolo 2.3 è un rimaneggiamento di Fineschi (2003). I capp. 2.1 e 2.4 sono uguali a quelli della menzionata introduzione.
Nella terza parte, basandomi sulla riflessione più generale sviluppata nelle prime due e negli studi menzionati (Fineschi, 2001 e Id., 2006), ho cercato di impostare alcune riflessioni sul rapporto fra l’astratta teoria del modo di produzione capitalistico e la più concreta sfera della teoria politica, sforzandomi di contestualizzare in che termini si possa parlare in Marx di “soggetti storici”. Il capitolo 3.1 mostra l’avvio di questa riflessione. Esso era già apparso con lo stesso titolo (Fineschi, 2000). Il cap. 3.2 presenta invece una riflessione più matura ed articolata sull’argomento. Esso riprende temi affrontati in Fineschi (2001a), cap. IV. Una prima versione è stata presentata al congresso della Internationale Gesellschaft Marx-Hegel für dialektisches Denken nel 2000 – Fineschi (2004) –, e poi rielaborato in italiano – Fineschi (2003a) e Id. (2003b). Infine, la versione attuale è stata redatta per il convegno organizzato dal Centro Studi Livio Maitan tenutosi a Roma nel gennaio 2007.
La quarta parte è dedicata all’analisi di alcune tematiche relative al marxismo italiano, sempre nell’ottica della teoria del “capitale” e della MEGA. Il cap. 4.1 è la traduzione italiana rimaneggiata di Fineschi (1999) e (2001) ed è dedicato al concetto di “storia”. Il secondo capitolo di quel testo tedesco, ampiamente rimaneggiato, era giù apparsa in italiano (Fineschi, 2007). Il cap. 4.2 è la traduzione modificata di Fineschi, Hecker (2002) ed analizza la ricezione del Capitale da parte di Cafiero nel suo famoso compendio, con particolare attenzione ai marginalia di Engels sul suo volume personale. L’appendice su L. Amodio è invece il rifacimento di Fineschi (2005); essa riprende alcuni temi del cap. 4.1 in una prospettiva leggermente diversa.
Nell’elaborazione e della revisione dei testi menzionati ho potuto tener conto di discussioni e dibattiti con colleghi ed amici. Vorrei qui in particolare ringraziare: Chris Arthur, Riccardo Bellofiore, Martha Campbell, Luigi Cavallaro, Nicola De Domenico, Alberto Gajano, Rolf Hecker, Michael Heinrich, Alessandro Mazzone, Fred Moseley, Patrick Murray, Gianfranco Pala, Geert Reuten, Ernesto Screpanti, Tony Smith, Giuseppe Varnier, Luciano Vasapollo. Solo mia, naturalmente, resta la responsabilità di quanto scritto.
[1] Gli altri due sono Fineschi (2001) e Id. (2006).
[2] A fianco della IV ed. tedesca – il tradizionale testo di riferimento – si presentano adesso tutte le varianti principali delle altre edizioni curate in vita da Marx e (in parte) da Engels. Vi è inoltre una nuova traduzione del VI capitolo inedito e la prima traduzione italiana di un manoscritto redatto da Marx per modificare la I ed. tedesca in preparazione della II. È la prima versione del Capitale, libro I, dopo la MEGA.
Tuesday, 27 March 2012
Die geologischen Studien von Karl Marx Karl Marx: "Exzerpte und Notizen zur Geologie", Akademie Verlag
http://www.dradio.de/dlf/sendungen/buechermarkt/1714250/
26.03.2012
Die geologischen Studien von Karl Marx
Karl Marx: "Exzerpte und Notizen zur Geologie", Akademie Verlag
von Konrad Lindner
Wenige wissen, dass sich Karl Marx nicht nur mit Wirtschaft und Gesellschaft, sondern auch mit Geologie, Mineralogie und Agrikulturchemie befasste. Seine geologischen Exzerpte und Notizen sind im neuesten Band der Marx-Engels-Gesamtausgabe nachzulesen.
Eine Gesteinssammlung wie Johann Wolfgang von Goethe sie in Weimar aufbaute, legte Marx in London nicht an. Aber auch Marx war sehr an Geologie interessiert. Bereits in den Pariser Manuskripten von 1844 meinte er, dass das Studium der Geologie unerlässlich sei, um "die Erdbildung, das Werden der Erde als einen Proceß, als Selbsterzeugung" zu begreifen. Auf diesen Ansatz der neuzeitlichen Naturgeschichte griff Marx später zurück. Auch nach dem Erscheinen des ersten Bandes seines Werkes "Das Kapital" entwickelte er Neugier für die Natur und die Naturwissenschaften. Beim Verständnis dieser Passion zeichnet sich ein Durchbruch ab. Der Historiker Manfred Neuhaus von der Berlin-Brandenburgischen Akademie der Wissenschaften.
"Weil ja bislang nur Experten von der Existenz dieser Forschungsmaterialien wussten. Die Präsentation in unserer Ausgabe hat eben auch wegen der vielen Handzeichnungen von Marx so einen ganz eigentümlichen ästhetischen Reiz. Es wissen wie gesagt nur wenige, dass er sich im Rahmen seiner viel thematischen Studien eben auch mit Geologie und Mineralogie befasst hat."
Das Großvorhaben der Marx-Engels-Gesamtausgabe begann während des Realsozialismus mit den Abituraufsätzen von Marx. Diese Aufsätze, die bereits bekannt waren, markierten im Jahr 1975 den Auftakt der MEGA. Das politische System in Europa, in dem Marx zum Begründer einer zeitlosen und unkritischen Staatsreligion versimpelt wurde, ging unter. Die Marx-Edition ging nicht unter. Heute handelt es sich bei der MEGA um kein Parteiunternehmen, sondern um ein internationales Netzwerk der akademischen Hochkultur, das westlichen Standards der Edition verpflichtet ist. Von den 114 geplanten Bänden liegen inzwischen 59 Bände vor. Marx wird in den vornehmen blauen Bänden des Akademie-Verlages sowohl als Philosoph als auch als Klassiker ökonomischen Denkens, sowohl als Journalist als auch als Politikberater, sowohl als Bücherwurm als auch als einer der letzten Universalgelehrten erkennbar. Welches Buch lag auf dem Lesetisch ganz oben, als sich Marx im Jahr 1878 im Britischen Museum erneut in die Naturwissenschaften stürzte? Manfred Neuhaus.
"Das Werk eines Darwin-Schülers: Jukes. Joseph Beete Jukes. Ein Handbuch zum Studium der Geologie für britische Studenten. Es gibt wenige Werke, die er so intensiv studiert hat. Das intensive Studium wird auch dokumentiert durch fast 100 Handzeichnungen. Zunächst hat er freihändig solche Formationsskizzen und Fossilien reproduziert. Dann hat er sie mit Zigarettenpapier durch gepaust. Wenn man sich das anschaut, ist das eine unglaubliche auch ästhetische Angelegenheit."
Das Exzerpt aus dem englischen Studentenlehrbuch umfasst im Textteil des MEGA-Bandes 540 Seiten. Hinzu kommen Auszüge zur Geologie aus dem Lehrwerk "Das Buch der Natur" von dem Pädagogen Friedrich Schödler sowie Exzerpte aus einigen weiteren Werken. In der Summe 680 Seiten! Was trieb Marx nun aber im Alter von 60 Jahren ab März 1878 an, wenn er sich einem Intensivkurs in Geologie und Paläontologie unterzog? Bei der Beantwortung dieser Frage scheute die Philosophin Anneliese Griese, unter deren Leitung die wissenschaftshistorische "Einführung" entstand, keine Mühe. Die Frage nach den Ursprüngen der geologischen Interessen führte die Marx-Forscherin nicht nur nach Amsterdam und London, sondern auch nach Trier.
"Er hatte einen Lehrer, Steininger, der seine Ausbildung bei namhaften Naturwissenschaftlern, darunter auch Cuvier, absolviert hatte. Der offenbar Naturkunde, ihnen also, den Schülern, in breiterem Maße nahe gebracht hat. Das war auch ein sehr progressiver Mann. Durch die Aufklärung in seinem Denken bestimmt. Also das ist wohl der Ausgangspunkt. Und die Umgebung von Trier bietet ja auch sehr viel an Einsicht über geologische Formationen. Als wir in Trier waren, haben wir festgestellt und haben gedacht: Hier tritt die Geologie gewisser Maßen vordergründig in Erscheinung."
Der Gymnasiallehrer Johann Steininger, der Marx für die Naturwissenschaften begeisterte, trat bei der Erforschung der vulkanischen Eifel hervor. Steininger hatte bei Humboldt in Paris auch Geologie studiert. Wenn Marx 1844 davon schreibt, dass die Natur "der unorganische Leib" des Menschen sei, ist das nicht die Idee eines Außenseiters. Diese geistige Einstellung war bereits Alexander von Humboldt eigen. Humboldt kultivierte ein dynamisches Denken. Er charakterisierte die Natur als das "Reich der Freiheit" und die Erde als ein "lebendiges Ganzes". Marx schaffte sich Humboldts "Kosmos" in der ersten Ausgabe von 1845 an, musste das Buch aber nach der Ausweisung in Köln zurücklassen. In der Privatbibliothek in London waren dann aber bald Werke der Geologen Charles Lyell und Bernhard von Cotta vorhanden. Von Anneliese Griese wurde die Bibliothek von Marx ausgewertet. Auch das Buch "Deutschlands Boden" aus dem Jahr 1858.
"Dort wird einleitend gesagt, dass die Nationalökonomie fußen muss auf der Gesamtheit der Naturwissenschaft, insbesondere der Geologie. Und er Bernhard von Cotta wolle nun den Kollegen Nationalökonomen klar machen, dass dies so sei und sein müsse. Man müsse also gewissermaßen die Nationalökonomie auf ein naturwissenschaftliches Fundament stellen. Das muss Marx gefallen haben, als er das gelesen hat."
Die Geologie, die Chemie und die Physiologie bildeten zwischen 1870 und 1882 die naturwissenschaftlichen Studienschwerpunkte von Marx. Bei diesen Studien dürften zwei Motive eine Rolle gespielt haben: Zum einen die Frage nach der Beziehung des Menschen zur Natur. Dabei ging es aber nicht nur um die Wechselbeziehung von Nationalökonomie und Naturwissenschaft, sondern es kam Marx immer auch darauf an, die Dimensionen des Menschlichen so auszuloten, dass das produktive Vermögen des Menschen nicht weg geblendet wird. Wenn er die menschliche Arbeit einblendete, wurde von ihm das Vermögen zur Antizipation und zur Transzendenz noch lange nicht ausgeblendet. Zum anderen bildete aber auch der Begriff der Zeit ein Dauerthema, das Marx seit seiner Doktorarbeit bewegte. Marx hatte seine Dissertation in Berlin über die antike Naturphilosophie geschrieben. Er reichte seine Studie an der Universität Jena ein. Am 15. April 1841 erhielt er das Diplom. Die Arbeit enthält ein Kapitel über "Die Meteore". Marx rühmt an Epikur, dass dieser antike Denker die Zeit zum "Feuer des Wesens" erhoben habe und die Vergänglichkeit der Himmelskörper heraus stellte. Die Frage der Zeitlichkeit dürfte auch eine Rolle gespielt haben, wenn Marx im Laufe seines Lebens immer wieder Neugier für die Fortschritte sowohl in der Biologie als auch in der Geologie entwickelte.
"Ja, ja! Das drückt sich in diesen Formationstabellen aus. Dass ihn interessiert, inwieweit hier die Geologie Entwicklungszusammenhänge erfasst. Das ist die eigentlich spannende Frage, die in allgemeiner Form auch bei Hegel aufgeworfen wird, inwiefern man aus dem räumlichen Nebeneinander auf ein zeitliches Nacheinander schließen kann. Es war für diese Erkenntnis die Darwinsche Theorie ausgesprochen wichtig, weil für Darwin die Fossilien, die sich in den einzelnen Schichten finden, sozusagen Zeugnisse der Evolution sind."
Die Frage der Zeit war und ist ein großes Thema. Augustinus bezog sich beim Erörtern dieser Frage auf das Erklingen und das Verklingen der menschlichen Stimme. Marx befasste sich mit dem Entstehen und Vergehen einzelner geologischer Epochen. Aber auch ihn trieb 1878 in London wie einst den Kirchenvater um 400 nach Christus die Frage der Zeitlichkeit des Seienden um, wenn er zum Beispiel den Trilobiten Asaphus tyrannus gültig abzeichnete, der vor 300 Millionen Jahren ausgestorben ist.
Karl Marx: Exzerpte und Notizen zur Geologie, Mineralogie und Agrikulturchemie, März bis September 1878
Band IV/26 der Marx-Engels-Gesamtausgabe
Bearbeitet von Anneliese Griese, Peter Krüger, Richard Sperl
Herausgeber: Internationale Marx-Engels-Stiftung Amsterdam
Akademie Verlag, Berlin
1.104 Seiten, 168 Euro
"Weil ja bislang nur Experten von der Existenz dieser Forschungsmaterialien wussten. Die Präsentation in unserer Ausgabe hat eben auch wegen der vielen Handzeichnungen von Marx so einen ganz eigentümlichen ästhetischen Reiz. Es wissen wie gesagt nur wenige, dass er sich im Rahmen seiner viel thematischen Studien eben auch mit Geologie und Mineralogie befasst hat."
Das Großvorhaben der Marx-Engels-Gesamtausgabe begann während des Realsozialismus mit den Abituraufsätzen von Marx. Diese Aufsätze, die bereits bekannt waren, markierten im Jahr 1975 den Auftakt der MEGA. Das politische System in Europa, in dem Marx zum Begründer einer zeitlosen und unkritischen Staatsreligion versimpelt wurde, ging unter. Die Marx-Edition ging nicht unter. Heute handelt es sich bei der MEGA um kein Parteiunternehmen, sondern um ein internationales Netzwerk der akademischen Hochkultur, das westlichen Standards der Edition verpflichtet ist. Von den 114 geplanten Bänden liegen inzwischen 59 Bände vor. Marx wird in den vornehmen blauen Bänden des Akademie-Verlages sowohl als Philosoph als auch als Klassiker ökonomischen Denkens, sowohl als Journalist als auch als Politikberater, sowohl als Bücherwurm als auch als einer der letzten Universalgelehrten erkennbar. Welches Buch lag auf dem Lesetisch ganz oben, als sich Marx im Jahr 1878 im Britischen Museum erneut in die Naturwissenschaften stürzte? Manfred Neuhaus.
"Das Werk eines Darwin-Schülers: Jukes. Joseph Beete Jukes. Ein Handbuch zum Studium der Geologie für britische Studenten. Es gibt wenige Werke, die er so intensiv studiert hat. Das intensive Studium wird auch dokumentiert durch fast 100 Handzeichnungen. Zunächst hat er freihändig solche Formationsskizzen und Fossilien reproduziert. Dann hat er sie mit Zigarettenpapier durch gepaust. Wenn man sich das anschaut, ist das eine unglaubliche auch ästhetische Angelegenheit."
Das Exzerpt aus dem englischen Studentenlehrbuch umfasst im Textteil des MEGA-Bandes 540 Seiten. Hinzu kommen Auszüge zur Geologie aus dem Lehrwerk "Das Buch der Natur" von dem Pädagogen Friedrich Schödler sowie Exzerpte aus einigen weiteren Werken. In der Summe 680 Seiten! Was trieb Marx nun aber im Alter von 60 Jahren ab März 1878 an, wenn er sich einem Intensivkurs in Geologie und Paläontologie unterzog? Bei der Beantwortung dieser Frage scheute die Philosophin Anneliese Griese, unter deren Leitung die wissenschaftshistorische "Einführung" entstand, keine Mühe. Die Frage nach den Ursprüngen der geologischen Interessen führte die Marx-Forscherin nicht nur nach Amsterdam und London, sondern auch nach Trier.
"Er hatte einen Lehrer, Steininger, der seine Ausbildung bei namhaften Naturwissenschaftlern, darunter auch Cuvier, absolviert hatte. Der offenbar Naturkunde, ihnen also, den Schülern, in breiterem Maße nahe gebracht hat. Das war auch ein sehr progressiver Mann. Durch die Aufklärung in seinem Denken bestimmt. Also das ist wohl der Ausgangspunkt. Und die Umgebung von Trier bietet ja auch sehr viel an Einsicht über geologische Formationen. Als wir in Trier waren, haben wir festgestellt und haben gedacht: Hier tritt die Geologie gewisser Maßen vordergründig in Erscheinung."
Der Gymnasiallehrer Johann Steininger, der Marx für die Naturwissenschaften begeisterte, trat bei der Erforschung der vulkanischen Eifel hervor. Steininger hatte bei Humboldt in Paris auch Geologie studiert. Wenn Marx 1844 davon schreibt, dass die Natur "der unorganische Leib" des Menschen sei, ist das nicht die Idee eines Außenseiters. Diese geistige Einstellung war bereits Alexander von Humboldt eigen. Humboldt kultivierte ein dynamisches Denken. Er charakterisierte die Natur als das "Reich der Freiheit" und die Erde als ein "lebendiges Ganzes". Marx schaffte sich Humboldts "Kosmos" in der ersten Ausgabe von 1845 an, musste das Buch aber nach der Ausweisung in Köln zurücklassen. In der Privatbibliothek in London waren dann aber bald Werke der Geologen Charles Lyell und Bernhard von Cotta vorhanden. Von Anneliese Griese wurde die Bibliothek von Marx ausgewertet. Auch das Buch "Deutschlands Boden" aus dem Jahr 1858.
"Dort wird einleitend gesagt, dass die Nationalökonomie fußen muss auf der Gesamtheit der Naturwissenschaft, insbesondere der Geologie. Und er Bernhard von Cotta wolle nun den Kollegen Nationalökonomen klar machen, dass dies so sei und sein müsse. Man müsse also gewissermaßen die Nationalökonomie auf ein naturwissenschaftliches Fundament stellen. Das muss Marx gefallen haben, als er das gelesen hat."
Die Geologie, die Chemie und die Physiologie bildeten zwischen 1870 und 1882 die naturwissenschaftlichen Studienschwerpunkte von Marx. Bei diesen Studien dürften zwei Motive eine Rolle gespielt haben: Zum einen die Frage nach der Beziehung des Menschen zur Natur. Dabei ging es aber nicht nur um die Wechselbeziehung von Nationalökonomie und Naturwissenschaft, sondern es kam Marx immer auch darauf an, die Dimensionen des Menschlichen so auszuloten, dass das produktive Vermögen des Menschen nicht weg geblendet wird. Wenn er die menschliche Arbeit einblendete, wurde von ihm das Vermögen zur Antizipation und zur Transzendenz noch lange nicht ausgeblendet. Zum anderen bildete aber auch der Begriff der Zeit ein Dauerthema, das Marx seit seiner Doktorarbeit bewegte. Marx hatte seine Dissertation in Berlin über die antike Naturphilosophie geschrieben. Er reichte seine Studie an der Universität Jena ein. Am 15. April 1841 erhielt er das Diplom. Die Arbeit enthält ein Kapitel über "Die Meteore". Marx rühmt an Epikur, dass dieser antike Denker die Zeit zum "Feuer des Wesens" erhoben habe und die Vergänglichkeit der Himmelskörper heraus stellte. Die Frage der Zeitlichkeit dürfte auch eine Rolle gespielt haben, wenn Marx im Laufe seines Lebens immer wieder Neugier für die Fortschritte sowohl in der Biologie als auch in der Geologie entwickelte.
"Ja, ja! Das drückt sich in diesen Formationstabellen aus. Dass ihn interessiert, inwieweit hier die Geologie Entwicklungszusammenhänge erfasst. Das ist die eigentlich spannende Frage, die in allgemeiner Form auch bei Hegel aufgeworfen wird, inwiefern man aus dem räumlichen Nebeneinander auf ein zeitliches Nacheinander schließen kann. Es war für diese Erkenntnis die Darwinsche Theorie ausgesprochen wichtig, weil für Darwin die Fossilien, die sich in den einzelnen Schichten finden, sozusagen Zeugnisse der Evolution sind."
Die Frage der Zeit war und ist ein großes Thema. Augustinus bezog sich beim Erörtern dieser Frage auf das Erklingen und das Verklingen der menschlichen Stimme. Marx befasste sich mit dem Entstehen und Vergehen einzelner geologischer Epochen. Aber auch ihn trieb 1878 in London wie einst den Kirchenvater um 400 nach Christus die Frage der Zeitlichkeit des Seienden um, wenn er zum Beispiel den Trilobiten Asaphus tyrannus gültig abzeichnete, der vor 300 Millionen Jahren ausgestorben ist.
Karl Marx: Exzerpte und Notizen zur Geologie, Mineralogie und Agrikulturchemie, März bis September 1878
Band IV/26 der Marx-Engels-Gesamtausgabe
Bearbeitet von Anneliese Griese, Peter Krüger, Richard Sperl
Herausgeber: Internationale Marx-Engels-Stiftung Amsterdam
Akademie Verlag, Berlin
1.104 Seiten, 168 Euro
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