Friday, 16 November 2018

Officina Marx 2018

Terzo incontro del ciclo Officina Marx 2018 con Iacono e Petrucciani. Le foto del terzo incontro!
A tutti grazie per la numerosa partecipazione e l'animato dibattito.


Thursday, 15 November 2018

Finalmente pubblicati gli atti del convegno su Dal Pra del 2014 a Varese


Mario Dal Pra nella “Scuola di Milano”

http://mimesisedizioni.it/libri/mario-dal-pra-sella-scuola-di-milano.html#yt_tab_products2

Mario Dal Pra non ha mai cessato di svolgere l’esercizio critico della riflessione filosofica attraversando differenti esperienze teoretiche e storiografiche. Formatosi nell’ambito della filosofia cattolica e realista, per alcuni anni ha condiviso una prospettiva incentrata su una forma metafisica di realismo dualista, mentre ha perseguito la possibilità di individuare un nesso critico tra ricerca storiografica e riflessione filosofica. Dal Pra non ha tuttavia mancato di confrontarsi con le inquietudini civili e sociali italiane del Novecento.

Insegnante liceale (per tre lustri, a Rovigo, Vicenza e Milano) ha progressivamente maturato un suo distacco critico radicale dal fascismo. All’indomani del 25 luglio 1943 si schiera con le forze dell’antifascismo, entrando nelle fila di Giustizia e Libertà, per poi svolgere, prima a Vicenza e poi, clandestinamente, a Milano, come Procopio, un’intensa attività partigiana in seno al movimento di Liberazione. Nel 1944 pubblica Valori cristiani e cultura immanentista in cui, delinea una sintesi tra immanentismo e cristianesimo, ed argomenta, more martinettiano, il diritto di resistenza armata alle forze del nazi-fascismo quale autentico atto di carità, scrivendo alcune delle pagine più alte della Resistenza italiana.

Con Andrea Vasa, condivide il trascendentalismo della prassi mentre, dopo aver fondato la Rivista di storia della filosofia (1946), continua un intenso lavoro storiografico pubblicando studi su Hume (1949), Lo scetticismo greco (19501, 19893), La storiografia fi losofica antica (1950), Amalrico di Bène(1951), Giovanni di Salisbury (1951), Nicola d’Autrecourt (1951) che integrano le precedenti monografie su Scoto Eriugena (19411 e 19522), Condillac(1942) e Maturi (1943). Nel 1956 Dal Pra succede ad Antonio Banfi sulla cattedra di Storia della filosofia, con la quale dà avvio alla formazione di una sua scuola storiografica.

Partecipa alla stagione del neoilluminismo e si avvicina all’empirismo critico e al trascendentalismo storico-oggettivo di Giulio Preti. Nell’ultima fase della sua riflessione elabora uno storicismo critico mentre realizza disamine come La dialettica in Marx (1965, 1972), Logica, esperienza e prassi (1976), Studi sul pragmatismo italiano (1984), Filosofi del Novecento (1989), nonché Ragione storia (1992), in cui ricostruisce, dialogando con Minazzi, la propria biografia intellettuale e civile. Anche in questa fase intreccia lo studio con la capacità di promuovere differenti progetti editoriali che, nel caso dell’opera pretiana, lo inducono ad avviare una felice serie di iniziative, coinvolgendo alcuni tra i suoi più giovani allievi, che hanno permesso una rinascita degli studi dedicati al pensiero di Preti, cui lui stesso contribuisce con gli Studi sull’empirismo critico di G. Preti (1988).




Fabio Minazzi (Varese 1955), Ordinario di Filosofia della scienza dell’Università degli Studi dell’Insubria, è Direttore scientifico del Centro Internazionale Insubrico (che ha fondato nel 2009) e membro effettivo dell’Académie Internationale de Philosophie des Sciences di Bruxelles. Autore di più di cento volumi (tra monografie e curatele) si è formato con Ludovico Geymonat e Mario Dal Pra, con i quali ha variamente collaborato per riattivare il programma di ricerca del razionalismo critico che ha nella “scuola di Milano” una sua paradigmatica espressione.

Saturday, 10 November 2018

Marx ad Ancona - 100, anzi 200 di questi anni

MARX

IERI E OGGI

GIORNATA DI STUDIO NEL BICENTENARIO

DELLA NASCITA (1818-2018)

Ancona | ex Sala Consiglio comunale piazza 24 Maggio

Venerdì 23 Novembre 2018 | ore 14.50 - 19.00

Roberto Fineschi - Marx oggi. Riflessioni sulla crisi nel capitalismo crepuscolare

Gennaro Lopez - Marx e il capitalismo digitale

Roberto Giulianelli - Marx, la Prima Internazionale e gli anarchici

Franco Tomassoni - Marx e la guerra civile americana

Emiliano Alessandroni - Marx e il problema della democrazia moderna

Stefano Azzarà - Sul marxismo del XXI secolo (ricordando Domenico Losurdo)

Wednesday, 7 November 2018

Un anno fa ad Urbino il convegno sul centenario della Rivoluzione. Qui alcuni dei contributi.




N. 2 (2017)

RIVOLUZIONI E RESTAURAZIONI, GUERRE E GRANDI CRISI STORICHE: CENTO ANNI DALL'OTTOBRE RUSSO

Dal convegno di Urbino, 7-8 novembre 2017.    ISBN 9788869243646 (Edizioni Simple)





EDITORIALE

Cento anni dalla Rivoluzione d’ottobre: un convegno di studi
Stefano G. Azzarà, Stefano Visentin
PDF
5-8


SAGGI

Universalità e singolarità storica della Rivoluzione d’ottobre: da Lenin a Gramsci ai nostri giorni
João Quartim de Moraes
PDF
10-42


Note provvisorie per una Teoria della Rivoluzione
Roberto Fineschi
PDF
43-53


Il concetto di «capitalismo di Stato» in Lenin
Vladimiro Giacché
PDF
54-81


Lenin: NEP, egemonia e transizione
Gianni Fresu
PDF
82-107


Industrializzazione e progresso: la lezione della Rivoluzione d’ottobre
Giorgio Grimaldi
PDF
108-122


La Rivoluzione russa nella riflessione dei comunisti tedeschi. Un controcanto
Giovambattista Vaccaro
PDF
123-139


Questione nazionale e «fronte unico»: Zetkin, Radek e la lotta d’egemonia contro il fascismo in Germania
Stefano G. Azzarà
PDF
140-169


«Cadornismo politico» e rivoluzione in Occidente. Antonio Gramsci tra Caporetto e Ottobre sovietico
Fabio Vander
PDF
170-179


Il PCI e la Rivoluzione russa nel secondo dopoguerra
Claudio Bazzocchi
PDF
180-190


«Weder Empirist noch Dogmatiker». Lukács interprete di Lenin
Matteo Gargani
PDF
191-216


Hegel in Urss. Hegelismo e ricezione di Hegel nella Russia sovietica
Valeria Finocchiaro
PDF
217-248


Note sulla nozione di “dialettica” in Lenin
Matteo Giangrande
PDF
249-279

Friday, 26 October 2018

Teoria Critica - Corso di perfezionamento presso l'Università di Firenze

Teoria Critica - Corso di perfezionamento presso l'Università di Firenze


Teoria critica


Descrizione del Corso: Il corso si propone come uno spazio per lo studio, la ricerca e il dibattito intorno al pensiero critico prodotto nel campo delle scienze umane e sociali moderne e contemporanee.

L’insegnamento fornisce ai partecipanti la strumentazione teorica ed empirica necessaria per la conoscenza delle forme di teoria critica sviluppatesi nell’ambito di un ampio range di discipline, dalla teoria della storia all'economia politica, dalla filosofia alla storia delle religioni, dalle neuroscienze all'arte e alla sociologia, incluse le tradizioni di pensiero che si pongono in un'ottica transdisciplinare

CFU: 21

Direttore del Corso: Gabriella Paolucci

Sede del Corso: Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (DSPS) - Edificio D5 - del Polo delle Scienze Sociali, via delle Pandette, 21 – Firenze e Plesso Didattico di Via Laura, 48 - Firenze

Durata delle attività didattiche: 126 ore

Periodo di svolgimento del Corso: dal 15 febbraio al 26 ottobre 2019

Decreto istitutivo: (pdf)
Iscrizione: 20 dicembre 2018 (rtf - pdf )

Il corso non sarà attivato qualora le iscrizioni siano inferiori a 15

Sono previsti 5 posti per uditori iscritti agli Ordini dei giornalisti; dei consulenti del lavoro; degli assistenti sociali; dei dottori commercialisti e degli esperti contabili; delle professioni ostetriche e ai Collegi dei geometri.

Quota di iscrizione: € 450

Quota di iscrizione uditori: € 350

Quota di iscrizione ridotta per laureati iscritti entro il 28° anno di età: € 350

Sono previsti 2 posti in sovrannumero per studenti iscritti a corsi di laurea o laurea magistrale dell’Ateneo.

Sono previsti 2 posti in sovrannumero per iscritti a corsi di dottorato dell’Ateneo fiorentino.

Sono previsti 3 posti aggiuntivi a titolo gratuito riservati al personale tecnico amministrativo dell’Ateneo.

E’ previsto 1 posto aggiuntivo a titolo gratuito riservati al personale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria (AOUC).

E’ previsto 1 posto aggiuntivo a titolo gratuito riservato al personale dell’Azienda Meyer (AOUMeyer).

Sono previsti 4 posti aggiuntivi a titolo gratuito per assegnisti di ricerca e personale ricercatore e docente appartenente ai Dipartimenti che hanno approvato il corso

Officina Marx 2018 - Foto del secondo incontro

Un po' di foto dal secondo affollatissimo incontro, nel corso del quale è stato presentato il libro di Alberto Burgio, Il sogno di una cosa. Ne hanno discusso con l'autore Roberto Fineschi e Mario Pezzella. Grazie a tutti gli intervenuti anche per le interessanti domande e l'acuto dibattito.



Saturday, 13 October 2018

Marx200, «Dianoia. Rivista di filosofia del Dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna», XXIII, n. 26 (giugno 2018)

26, 2018

Sommario

Mariafranca Spallanzani
 
La direttrice ai lettori

pp. 5-6
Francesco Cerrato, Gennaro Imbriano
 
Marx 2018. Potenza dell’inattuale

pp. 9-16

Saggi

Alberto Burgio
 
Sulla storicità del capitalismo. Marx tra Althusser e Hobsbawm

pp. 19-35
Roberto Fineschi
 
Marx, la storia, il capitale

pp. 37-49
Wolfgang Fritz Haug
 
Sulla dialettica del marxismo*

pp. 51-62
Giorgio Cesarale
 
Su “barriere” e “limiti” del capitale in Marx. Una riconsiderazione critica

pp. 63-758
Giovanni Sgro'
 
Il «bisogno diede il nome alle cose». L’origine e la funzione sociale del linguaggio in Marx

pp. 77-86
Francesco Cerrato
 
Lo spirito in conflitto. Gentile interprete di Marx

pp. 89-106
Gennaro Imbriano
 
Alienazione, «spaesatezza», modernità. Note per un confronto tra Marx e Heidegger

pp. 107-127
Vittorio d’Anna
 
Un Marx gnostico. Bloch: Karl Marx, la morte e l’apocalisse

pp. 129-146
Manlio Iofrida
 
Qualche nota su fenomenologia, marxismo e esistenzialismo nella Francia del dopoguerra. Il caso di Merleau-Ponty e Tran-Duc-Thao

pp. 147-160
Tom Rockmore
 
Hegel e il marxismo cinese*

pp. 161-177
Carlo Galli
 
Marx e il pensiero politico. Lineamenti di un inquadramento categoriale

pp. 181-201
Vladimiro Giacché
 
La fine della produzione mercantile nella Critica al Programma di Gotha di Marx. Vicende novecentesche di una teoria

pp. 203-221
Adelino Zanini
 
Critica della politica e dell’economia politica. Un rompicapo tra Marx e Foucault

pp. 223-236
Giorgio Gattei
 
Pierino e il suo lupo Come fu che Piero Sraffa chiuse in gabbia il “lupo marxicano”, ma lasciandoci la chiave per ridargli la libertà

pp. 237-254
István Mészáros
 
Una crisi strutturale impone trasformazioni strutturali*

pp. 255-271

Thursday, 11 October 2018

Officina Marx 2018 - Ciclo di incontri a Siena

Officina Marx 2018

Ciclo di incontri a Siena



Nel secondo centenario dalla nascita di Karl Marx il Centro di Ricerca Franco Fortini dell'Università di Siena, la Fondazione per la Critica sociale e l'Istituto Storico della Resistenza Senese e dell'Età Contemporanea, con la collaborazione di Roberto Fineschi, propongono, insieme a Proteo Fare Sapere Siena, un ciclo di incontri aperti alla cittadinanza e rivolti tanto agli studenti universitari che ai docenti delle scuole secondarie. Scopo del ciclo è quello di far conoscere ad un pubblico più vasto possibile lo stato degli studi sull'opera del pensatore di Treviri, mettendo a fuoco temi e strumenti utili per interpretare il tempo attuale. Ripensare l'opera di Marx ed Engels al di fuori dagli stretti vincoli delle vicende storiche concrete del marxismo-leninismo e delle conseguenti esigenze ideologico-dottrinarie che avevano ispirato i precedenti tentativi di sistemazione delle loro opere e ricondurle ad un'analisi filologica rigorosa di due grandi pensatori del XIX secolo è pertanto l’obiettivo principale degli incontri. A questo scopo, ci si avvarrà delle ricerche più aggiornate basate sulla nuova edizione delle opere di Marx ed Engels, la Marx-Engels-Gesamtausgabe, che sta riconfigurando lo stesso corpus letterario dei due pensatori tedeschi, e si offrirà, tra tradizione e innovazione, una panoramica su alcune recenti pubblicazioni e traduzioni italiane alla presenza degli autori. Contestualizzare il pensiero di Marx in rapporto al suo tempo e alle relative questioni politico-culturali, ma anche ridare a quel pensiero il valore che gli deve essere riconosciuto significa tentare una rilettura critica, in profondità, di quel vastissimo cantiere in costruzione (vera officina ed opera “aperta”) che è la riflessione marxiana, discutendone così “l'attualità” ovvero il potenziale critico dell'analisi del modo di produzione capitalistico e del connesso desiderio di emancipazione, per una pratica politica della trasformazione sociale.
Si ricorda che la partecipazione al corso è riconosciuta mediante attestato valido ai fini della formazione in servizio dei docenti in quanto l'I.S.R.S.E.C fa parte della rete afferente all'Istituto Nazionale “Ferruccio Parri” (ex INSMLI) riconosciuto quale Ente accreditato alla formazione presso il MIUR con DN 25.05.2001, rinnovato con DM prot. 10962/08.06.2005 ed inserito nell'elenco degli enti accreditati annesso alla direttiva MIUR 170/2016 nelle more della conclusione della procedura di conformazione prevista Per iscrizioni e informazioni: tel. 0577.236607, stanzedellamemoria@gmail.com

Wednesday, 10 October 2018

Carocci editore - Il pensiero di Karl Marx



9788843093083.jpg (800×1173)Indice





Premessa di Stefano Petrucciani

1. La formazione del pensiero politico di Marx (1835-43) di Mario Cingoli

La famiglia, il liceo, la prima attività letteraria/La lettera al padre/La dissertazione di dottorato e i lavori preparatori/L’attività giornalistica/La Critica della filosofia del diritto di Hegel/Il Carteggio del ’43/La Questione ebraica/Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione/Riferimenti bibliografici

2. I Manoscritti economico-filosofici del 1844 di Enrico Donaggio

Introduzione/Che cosa sono i Manoscritti economico-filosofici/La pubblicazione/Il contenuto/Leggere i Manoscritti economico-filosofici/Riferimenti bibliografici

3. Materialismo e storia. Dall’Ideologia tedesca alle ultime riflessioni sulla comune russa di Luca Basso

Introduzione/L’Ideologia tedesca: il materialismo fra storia e politica/DalManifesto alla Guerra civile in Francia: storia e congiuntura politica a partire dal 1848/Il metodo della critica dell’economia politica: lo “scarto” materialistico fra il reale e il razionale/L’ultimo Marx: dalla comune russa al comunismo?/Riferimenti bibliografici

4. La costruzione della teoria del modo di produzione capitalistico (1847-65) di Roberto Fineschi e Tommaso Redolfi Riva

Introduzione/Per un quadro dello sviluppo della teoria del capitale fino al 1865/Il metodo/Teoria del valore vs dialettica di merce e denaro/Lavoro e capitale/Teorie sul plusvalore e critica dell’economia politica/Conclusioni/Riferimenti bibliografici

5. Dal Manifesto al Diciotto Brumaio: storia e rivoluzione di Vittorio Morfino

Introduzione/Il Manifesto del partito comunista/Le lotte di classe in Francia/Il Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte/Conclusioni/Riferimenti bibliografici

6. Cartografie globali. Il concetto di mercato mondiale in Marx tra giornalismo e teoria di Mario Espinoza Pino e Sandro Mezzadra

Introduzione/Breve storia di un oblio/Una proposta di periodizzazione: temi, tappe, transizioni/Mappe per l’antagonismo/Il mercato mondiale: alle origini di un concetto marxiano/Il mercato mondiale nella critica dell’economia politica/La fabbrica del mercato mondiale/Riferimenti bibliografici

7. Marx militante: teoria e organizzazione politica ai tempi dell’Associazione internazionale dei lavoratori di Marcello Musto

L’uomo giusto al posto giusto/La struttura e i primi sviluppi dell’Internazionale/La sconfitta dei mutualisti/La lotta per la liberazione dell’Irlanda/L’opposizione alla guerra franco-prussiana e la rivolta dei comunardi/La svolta politica della Conferenza di Londra/La crisi dell’Internazionale/Riferimenti bibliografici

8. Il capitale o della critica dell’economia politica di Giorgio Cesarale

Introduzione/Il primo libro: il processo di produzione del capitale/Il secondo libro: circolazione e riproduzione del capitale complessivo sociale/Il terzo libro: il processo complessivo della produzione capitalistica/Riferimenti bibliografici

9. Marx e la socialdemocrazia. Gotha e dopo di Stefano Petrucciani

Lo sviluppo del socialismo tedesco/Critica dei dogmi lassalliani/Il socialismo e il “frutto integrale del lavoro”/Quali criteri di giustizia distributiva?/Socialismo, democrazia e libertà/La critica del riformismo socialista/Marx e la sua eredità politica/Riferimenti bibliografici

10. Il destino di Marx nella teoria economica di Antonella Palumbo

Introduzione/Marx e l’economia politica classica/La rivoluzione marginalista/L’economia contemporanea e il ruolo della teoria del valore/Il paradigma della scarsità e quello della riproducibilità a confronto/Conclusioni/Riferimenti bibliografici

11. Il lavoro sui testi: edizioni e ricerca filologica di Giovanni Sgro’

I primi tentativi di una Marx-Engels-Gesamtausgabe/I preparativi di una seconda Marx-Engels-Gesamtausgabe/La “ristrutturazione” della mega2 dopo il 1989/Il piano generale della mega2/La ripresa dell’edizione italiana delle Opere complete di Marx ed Engels/Marx e la Comune di Parigi. Il volume XXII delle meoc/La nuova edizione italiana del primo libro del Capitale. Il volume XXXII delle meoc/Il piano generale delle meoc

Riferimenti bibliografici
Gli autori








Carocci editore - Il pensiero di Karl Marx

Monday, 8 October 2018

Karl Marx 2013

Descrizione
Numero 5-6 maggio-giugno 2013
A cura di Roberto Fineschi, Tommaso Redolfi Riva e Giovanni Sgro’
Da piú parti, non solo nel nostro paese, si parla apertamente di una Marx-Renaissance. In realtà l’interesse per il nostro autore non è mai venuto meno completamente; anche nei momenti piú difficili degli ultimi decenni sono apparsi libri e saggi, alcuni dei quali di notevole valore. Ciò che però probabilmente si intende non è tanto stabilire se, da un punto di vista teorico, Marx sia stato oggetto di studio, quanto se egli sia ancor oggi un autore “efficace”, ovvero utilizzabile per comprendere la realtà e, soprattutto, trasformarla. Alla dimensione teorica se ne affianca quindi una piú genericamente culturale (Marx fra i padri spirituali del pensiero progressista) e, infine, una piú strettamente politica (Marx strumento pratico di lotta).
Di questi tre livelli, l’unico ad aver sostanzialmente retto al colpo mortale inflitto dalla fine del cosiddetto “socialismo reale” mi pare sia il primo. Renaissance è allora forse da intendersi come auspicio che, da questo livello base, si torni a dare un contenuto piú sostanzioso anche agli altri due; in questa prospettiva pare effettivamente essere rinato un interesse piú diffuso, né strettamente teoretico né immediatamente politico, nei confronti della sua opera; dal primo livello, Marx sta riguadagnando terreno nel secondo. Il terzo pare al momento decisamente fuori portata, almeno in numerose realtà occidentali.

Sunday, 5 August 2018

Friday, 29 June 2018

Note provvisorie per una Teoria della Rivoluzione di Roberto Fineschi

Note provvisorie per una Teoria della Rivoluzione

di Roberto Fineschi*

Pubblicato su “Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane", n° 2/2017,  licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0

In questa relazione vorrei iniziare a indagare, in maniera problematica e necessariamente provvisoria, un tema radicale, che sta forse alle spalle della riflessione sugli eventi dell’Ottobre 1917, vale a dire il significato stesso del concetto di “rivoluzione”. È possibile ricostruirne una teoria tanto in termini generali quanto in termini più specifici relativamente al passaggio dal modo di produzione capitalistico a una società futura?
Quanto segue costituisce solo una riflessione di carattere preliminare; le domande sono più delle risposte. Per trovare le risposte, bisogna però partire dalla domande giuste; spero che questo contributo possa essere di qualche aiuto in questo senso.

1. Che cosa significa “rivoluzione”?
In termini marxiani, si tratta di una trasformazione che implica una ridefinizione dei rapporti di produzione e distribuzione sulla base di un nuovo modo di produzione e delle relative forme di rappresentazione e consapevolezza di tale processo da parte degli attori coscienti. Questo cambiamento può essere il risultato di un processo politico consapevolmente gestito dagli attori sociali, che oltre ad essere agiti dalle tendenze obiettive, le “agiscono”, se mi si consente la sgrammaticatura. Alcune possibili domande, quindi, sono:
  • Quando ci sono state effettivamente rivoluzioni strutturali?
  • Quando le rivoluzione strutturali sono state risultato di soggetti consapevoli che si erano posti quello scopo?
  • Quale evento storico “rivoluzionario”, a detta dei suoi promotori, ha effettivamente portato a una rivoluzione strutturale?
  • Viceversa, quale rivoluzione strutturale è avvenuta a prescindere dalla consapevolezza dai suoi realizzatori materiali?
Un secondo blocco di domande inevitabilmente collegate a queste sono le seguenti:
  • in quale altra epoca storica la lotta di classe ha prodotto delle dinamiche progressive o ha garantito alle classi antagoniste una via di uscita “progressiva”?
  • Ovvero quali e quante rivoluzioni soggettive, anche di grande portata, sono finite nel nulla?
  • In questo contesto, l’incremento delle forze produttive è una costante storica nel passaggio da un modo di produzione all’altro?
  • Il corrente modo di produzione è sempre stato fecondo del successivo in termini di progresso della produttività del lavoro e della capacità degli uomini di gestire il ricambio organico con la natura?
Alla maggioranza di queste domande, soprattutto a quelle del secondo blocco, si dovrebbe rispondere positivamente sulla base dello schematico modello esposto nella celeberrima Prefazione marxiana a Per la critica dell’economia politica. Parrebbe trattarsi però di una formalistica generalizzazione transtorica di leggi e tendenze che si instaurano nel modo di produzione capitalistico. In effetti, non pare che nel corso storico le cose siano andate esattamente così, dove mondi produttivi sono scomparsi, implosi, senza generare niente di “superiore”; dove le classi in teoria progressive hanno tentato rivoluzioni tragicamente fallite proprio per la mancanza di condizioni oggettive; oppure condizioni obiettive hanno prevalso prendendo determinate direzioni a prescindere dall’azione programmatica delle classi in gioco.
Per farla breve, Marx ha effettivamente elaborato una teoria degli “altri” modi di produzione? In assenza di essa non si può che prendere atto che tutte le domande di cui sopra sono destinate a non avere risposta. Questo è un problema anche per la teoria del presente e del suo eventuale carattere anticipatorio del futuro. Riprendiamo il discorso dalle fondamenta.

2. «Die materialistiche Geschichtsauffassung» ovvero, la concezione materialistica della storia
La teoria del processo storico elaborata da Marx è rimasta un torso. Ciò non significa che quello che ci ha lasciato non costituisca, ancora oggi, uno dei più validi strumenti teorici e politici che siano a nostra disposizione; tuttavia non bisogna neppure farsi illusioni sui suoi limiti o, forse meglio, sulla sua incompiutezza. Il mio contributo cercherà di mettere in luce, in questo contesto, quelli che a mio modo di vedere sono alcuni orizzonti di ricerca aperti, soprattutto per quanto riguarda il concetto di rivoluzione e cambiamento storico.
La teoria della storia di Marx si articola attraverso una complessa struttura che si sviluppa su diversi livelli di astrazione:
a) continuità/discontinuità fra uomo e natura. La specie umana, una delle tante del regno animale, si caratterizza per la sua capacità di lavorare. Il processo lavorativo mette in gioco tutta una serie di elementi “naturali” che però, grazie alle modalità in cui il processo si realizza, diventato “umani”. Qui il riferimento è ai noti passi del primo libro del Capitale sul Processo lavorativo.
La “Gegenständlichkeit” del risultato del processo, il prodotto, rende possibile l’essere per altro oggettuale dell’attività umana e quindi la possibile socializzazione dei suoi prodotti. La costruzione di un mondo oggettivo, naturale/umano che ha una sua esistenza altra, potenzialmente per altri.
Le caratteristiche di questo processo in astratto non descrivono una modalità primordiale di lavorare, una essenza/esistente o esistita in un qualche momento primigenio. L’individuazione in astratto degli elementi del processo lavorativo non è che il caput mortuum di un processo di astrazione che come tale non è mai esistito né deve esistere. Il processo si realizzerà sempre in forme storiche determinate che ne saranno una manifestazione, ma, proprio per questo, mai saranno identiche all’universale astratto.
b) Questo discrimine permette di articolare il secondo processo di continuità/discontinuità, quello delle diverse fasi storiche “umane”. Le diverse modalità, in cui gli astratti elementi del processo lavorativo verranno ad unirsi permettendo l’estrisecarsi del processo stesso, e le dinamiche sociali specifiche, che così vengono a svilupparsi, fanno sì che ci siano fasi diverse della storia della produzione che saranno per certi aspetti la stessa cosa – forme del produrre umano – ma allo stesso tempo specificamente diverse – ciascuna con una sua dinamica peculiare. Determinati rapporti di produzione in cui le forze produttive esistono. Il modo di produzione è il cuore concettuale e pratico da cui tutto ciò si sviluppa.
Le conformazioni materiali – che, vale la pena sottolinearlo, sono tanto manuali che intellettuali – della produzione determinano le modalità attraverso le quali i singoli individui hanno una funzione determinata. La loro funzione individuale raccorda i vari singoli individui in una funzionalità di sistema, una classe. La loro socialità è implicita in ciò. Le modalità di realizzazione del processo mostrano pure – espongono – come gli attori del processo si “rappresentino” il processo stesso nella loro coscienza non scientifica, come si producano forme di consapevolezza fenomenica del processo obiettivo e come esse non siano semplicemente un inganno, ma la necessaria forma di manifestazione dell’essenza. Divengono parvenza solo se si pretende di considerare il fenomeno non per quello che è, ovvero essenziale, ma l’essenza stessa.

3. Stufentheorie, ovvero della Teoria degli stadi
Se questo è, in maniera estremamente schematica, il nocciolo della materialistische Geschichtsauffassung, ci si può chiedere come Marx pensi, in primo luogo, la presenza di leggi complessive del corso storico in generale; secondariamente, in che misura egli riesca ad articolarne ogni singolo periodo. Si tratta di una questione che inevitabilmente ripropone la vexata quaestio della Stufentheorie, su cui molto si è già detto e scritto.
Alla prima domanda si può rispondere: per generalizzazione. Marx elabora la teoria del modo di produzione capitalistico – senza portarla a termine fra l’altro – e sulla base della sua logica specifica, per differenza, cerca di individuare sia le caratteristiche del processo lavorativo in astratto – “a-/transstorico” cui si accennava in precedenza – sia le determinazioni formali astrattamente comuni a qualsiasi modo di produzione. Mentre per le caratteristiche astratte questa modalità per “sottrazione” può anche funzionare, per gli altri modi di produzione funziona solo fino ad un certo punto, in quanto, mancando le modalità specifiche, manca in realtà la teoria vera e propria.
Se così stanno le cose, è difficile prendere troppo sul serio la generica periodizzazione offerta da Marx nella Prefazione a Per la critica dell’economia politica. D’altronde, pure l’interesse di Marx per le forme pre-capitalstiche sembra principalmente orientato a individuare il processo di formazione delle premesse del modo di produzione capitalistico – ovvero la separazione di forza-lavoro e mezzi di produzione e la cosiddetta accumulazione originaria –, più che a formulare una teoria di un diverso e specifico modo di produzione. Almeno questo è quanto accade per esempio nel XXIV capitolo del primo libro del Capitale.
Sicuramente, almeno in parte, diversa la questione per le Formen e per i successivi interessi etno-antropologici, in cui Marx si sforza di individuare in maniera un po’ più precisa alcune delle caratteristiche peculiari di altri modi di produzione, senza tuttavia riuscire in un’impresa che, essa stessa estremamente complessa, sicuramente avrebbe richiesto un immenso lavoro preliminare che al tempo era ben lungi dall’essere non solo svolto, ma addirittura immaginato.
Note, tuttavia, le “ossificazioni” interpretative connesse a questo tema, secondo le quali tutte le nazioni e tutti i popoli avrebbero dovuto passare più o meno schematicamente attraverso le fasi indicate nella Prefazione a Per la critica; si finiva così per riproporre una “filosofia della storia” in senso deteriore, vale a dire una concezione meccanicistico-finalistica dell’evoluzione umana, basata tra l’altro su un modello sostanzialmente eurocentrico. Se i limiti dell’esposizione di Marx liberano il discorso definitivamente e fortunatamente da siffatti schematismi, dall’altra, sfortunatamente, non ci forniscono una soddisfacente teoria della processualità storica.

4. I limiti della dialettica
Marx insiste molto, in varie sedi, sui “limiti della dialettica”, per vari motivi. In primo luogo, ciò che vuole evitare è l’accusa di “hegelismo”, etichetta con la quale intende sostanzialmente una concezione della storia finalistica, per cui una intrinseca tendenza di fondo guiderebbe lo svolgimento del corso storico verso uno scopo finale. Marx vuole invece mostrare come non sia possibile teorizzare questa tendenza in astratto, ma solo la dinamica temporale specifica di singoli modi di produzione, quello capitalistico nello specifico. Esso ha dei punti di partenza non definiti da esso stesso, eredità di un modo di produzione precedente. Solo una volta che tutti i presupposti si danno, è possibile che il modello capitalistico inizi la sua dinamica; questa prima “posizione” non è “posta” dal modo di produzione capitalistico stesso. Per come funziona, esso tenderà a porre come risultati della sua stessa processualità quelli che erano dei presupposti, e quindi a diventare un processo vero e proprio. Gran parte della teoria dell’accumulazione è dedicata a questo scopo. Fa tuttavia parte della teoria la necessità di un prima “altro”, corrispondente a dinamiche diverse, che non si può spiegare sulla base della teoria del modo di produzione capitalistico. Se ciò fosse possibile, si stabilirebbe una catena teleologica universale e quindi una nuove versione della storia a piano.
Che cosa si può dire della società futura? E di quelle passate? Sulla base della stessa logica, per coerenza, si potrebbe affermare che il modo di produzione capitalistico pone certi presupposti, ma dal suo interno non si può elaborare una teoria del modo di produzione futuro. Marx invece più volte si sbilancia in questo senso, parlando della società futura sulla base delle tendenze intrinseche al modo di produzione capitalistica e guadagnandosi così note accuse di finalismo. Teorizza non solo come gli attori ed i soggetti che svolgono determinate funzioni, a un certo punto, per la dinamica stessa del modo di produzione, entrino in conflitto mutuo, ma anche come ciò determini lo svilupparsi di soggettualità storiche capaci di una progettualità politica legittimata dalla tendenza di fondo della dinamica storica. Ciò però è possibile senza una scienza del futuro nel presente?
Marx è qui ancora più radicale, arrivando a sostenere che la società futura sarà qualcosa di essenzialmente diverso dal passato, non sarà semplicemente un nuovo modo di produzione, ma una nuova storia libera dal conflitto di classe, quello che, fino ad allora, era stato identificato come il motore stesso della dinamica storica. Per Marx questa “scienza del futuro” è almeno in parte possibile sulla base della premessa che il futuro comincia ad emergere nel presente, è già nel presente per il suo contenuto, ma non per la forma. Prima di considerare questo aspetto, ovvero se ciò basti a salvare la teoria dall’accusa di teleologismo, vorrei fare qualche comparazione.

5. Ancora sulla Stufentheorie
I limiti ormai accettati da insigni marxisti come ad es. Hobsbawn o Cazzaniga della Stufentheorie marxiana, almeno per quanto concerne il passato, hanno fatto il paio con l’assenza di elaborazioni di teorie di modi di produzione non capitalistici. La proposta di Kula per il modo di produzione feudale probabilmente non avrebbe soddisfatto le esigenze marxiane e, a mio modo di vedere, resta legata alla generalizzazione e connessione di dati storici dell’esperienza polacca che troppo sono debitori di un approccio descrittivo e che, per Marx, probabilmente farebbe parte più del modo di ricerca che non di quello di esposizione, quello “propriamente scientifico”.
Questo approccio per contrasto e comparazione è comunque stato anche ridimensionato da altri anche da un punto di vista metodologico. Si è parlato di Methode auf Widerruf, “metodo revocabile”, tanto buono ed efficace quando specifico del modo di produzione di cui è forma, vale a dire del modo di produzione capitalistico. Quindi anche metodologicamente si finisce per negare una possibile continuità fra modi di produzione e in qualche modo si delegittima la possibilità di conoscere gli altri per contrasto con quello attuale. O almeno solo a livello descrittivo, non di enucleazione delle leggi di funzionamento.
Per venire ai concetti di Lotta di classe è, nello specifico, di Rivoluzione, altri hanno sempre di fatto ridimensionato la possibilità di concepire una nozione forte di questi termini, nel senso della dialettica di funzione e conflitto, riservandone l’effettiva efficacia specificamente, di nuovo, solo al modo di produzione capitalistico.
Alla luce degli studi e delle ricostruzione filologica dello stato della teoria di Marx, in sostanza, non semplicemente l’idea della schematica successione lineare è venuta meno. A venir meno è stata una interpretazione larga, estensiva della concezione materialistica della storia. La cogenza scientifica della teoria di Marx, per lo stato deficitario del suo sviluppo, la sua sostanziale incompiutezza, non può che limitarsi al modo di produzione capitalistico e restare solo un’ipotesi di ricerca per gli altri. Infatti, senza una teoria degli altri modi di produzione, è difficile definire il ruolo funzionale delle classi, la loro natura rivoluzionaria, il passaggio da una fase all’altra, il carattere progressivo di questo passaggio. Queste sono tutte domande che al momento non possono trovare risposta. I contadini, gli schiavi, ammesso e non concesso che queste si possano definire classi subalterne o antagoniste dei non meglio definiti feudalesimo e schiavismo, in che senso sono stati rivoluzionari e in che modo, grazie alla loro azione, si è passati ad una forma diversa e superiore? In realtà, le loro rivolte sono fallite. Il modo di produzione antico è finito portando ad una decadenza da tutti i punti di vista, della popolazione, della cultura, delle tecniche e della capacità produttiva.
Per farla breve, la teoria di Marx, per come ce la abbiamo, permette di parlare della storia e della struttura economico-sociale del modo di produzione capitalistico. Questo in linea di principio non significa che non sia possibile cercare, praticamente e metodologicamente, di utilizzarla per fare la teoria di altri modi di produzione, ma al momento la concezione materialistica della storia “in weiterem Sinn” è ancora in alto mare.

6. Scienza del presente e/o del futuro?
Che la Stufentheorie marxiana – e quindi la Teoria della lotta di classe e della Rivoluzione – sia incompleta e in questo senso deficitaria, non significa che il suo valore scientifico come modello di conoscenza del presente, vale a dire del modo di produzione capitalistico, non sia solido e scientificamente sviluppato. Come può però essa, sulla base degli stessi caveat metodologici ed epistemologici visti sopra, essere teoria del futuro? Anche se ci limitiamo al modo di produzione capitalistico, la questione è come si possa fare una teoria del presente che apra le porte del futuro senza prestare il fianco alle accuse di determinismo meccanicistico e di teleologia deteriore.
Hegel alla fine si sottraeva a questa critica con la metafora della Nottola di Minerva che spicca il volo sul far della sera. Quindi, la ricostruzione della razionalità dello svolgimento storico è realizzata a posteriori, una volta che si era data. Chi agiva nel presente per cambiarlo non sfuggiva alla dimensione del dover essere senza che ciò che alla fine si andava a realizzare fosse necessariamente ciò che ci si era preposti consapevolmente; l’eterogenesi dei fini. La scienza filosofica conosceva in quanto riconosceva ex-post; essa non permetteva di cambiare o ringiovanire il corso storico, ma di coglierne la razionalità intrinseca. La dialettica del cambiamento storico era invece tematizzata nella Weltgeschichte, attraverso i popoli ed i principi da loro incarnati; e i popoli si avvicendavano attraverso la guerra. In che misura e come la teoria di Marx riesce a sottrarsi a questa limitatezza? Credo che almeno questo salvataggio sia possibile senza necessariamente cadere nelle teleologia. Questo grazie al metodo marxiano ed al modo in cui viene sviluppata la sua teoria del modo di produzione capitalistico.
La combinazione di metodo di ricerca e metodo di esposizione permette a Marx di sviluppare una teoria che individua l’ossatura del modo di produzione capitalistico. Ciò non è potuto avvenire nel vuoto pneumatico dell’astrazione, ma solo perché il capitalismo si era già sviluppato fino ad un certo punto; ciò rendeva possibile fissarne la cellula economica, lo snodo concettuale da cui si dipana poi la teoria nel suo complesso, in virtù della sua intrinseca logica. Lo sviluppo di questa teoria individua un’architettonica che implica funzioni e conflitti da una parte e linee di tendenza dall’altra. Non mi dilungo qui sulla teoria dei soggetti storici, sulla distinzione tra Forme e Figure che ho sviluppato altrove, e sulle tendenze di lungo periodo del modo di produzione che Marx è stato in grado di indicare con larghissimo anticipo, dimostrando la sostanziale correttezza della sua teoria. Ciò che adesso mi preme sottolineare è che ciò è stato possibile perché la nottola di Minerva ha spiccato il volo prima del far della sera e ha visto abbastanza da cogliere delle tendenzialità sulla base delle quali si riesce non solo a pensare il presente come concluso, ma come conflittuale unità con delle linee di tendenza definite e dei soggetti che incarnano funzioni creando questa processualità sistemica. Sulla base di ciò si riescono a determinare delle linee di sviluppo, a un altissimo livello di astrazione, del modello. Si determinano delle classi, il loro ruolo e la loro legittima rivendicazione politica. L’opposizione di classe e la legittima conflittualità politica è così, non moralmente o empiricamente, ma scientificamente fondata.
Ciò consente di ipotizzare che il Dover essere dei soggetti storici possa essere razionalmente contestualizzato, che si possa legittimamente cercare non di cavalcare in astratto l’onda della storia, ma la dinamica del modo di produzione capitalistico con cognizione di causa… finale, pur nei limiti di questo modo di produzione.

7. Die Zukunfsmusik – La musica del futuro
Marx però non si limita a legittimare la lotta di classe nel presente, a individuare le linee di tendenza, ma va ad indicare il contenuto materiale della società futura già presente nella forma sociale inadeguata e contraddittoria del modo di produzione capitalistico. Queste potenzialità sono il Lavoratore complessivo – il produttore universale integrato –, la capacità infinita della produttività, l’umanità non più come astrazione generica ma realtà di fatto, l’individuale fatto universale e viceversa.
In quali soggetti effettivi, in quali classi (forme e figure) e in quali forme del produrre ciò si sustanzia? Marx indica le cooperative e la società per azioni come soggettualità di passaggio. In che senso esse possono costituire il fondamento di un nuovo modo di produzione? Si tratta di una elaborazione palesemente inadeguata, alla quale manca la teorizzazione di livelli di astrazione più bassi in cui si prenda in considerazione tanto per fare un esempio lo Stato, e via dicendo.
Qual è il nuovo modo di produzione che emerge dalla ceneri di quello capitalistico? Forse Marx poté ritenere che i tempi fossero maturi per formulare una teoria del nuovo modo di produzione. Forse, però, proprio qui è il problema, i tempi non lo erano e non è detto che lo siano adesso, per vedere abbastanza del nuovo contenuto da farne una teoria.
Si sono ovviamente fatte delle ipotesi. Qual è la teoria di un nuovo modo di produzione? Quello statuale? Quale la nuova forma del prodotto? Le nuove modalità in cui gli elementi del processo lavorativo vanno ad unirsi e a dare vita al processo lavorativo?
Qui emerge immediato un problema già emerso relativamente al confronto con i passati modi di produzione: queste nuove modalità sono già in essere o sono modalità che noi vorremmo ci fossero perché le definiamo per differenza dal modo di produzione capitalistico? Eliminare merce e denaro o altre categorie teoriche e pratiche tipiche del modo di produzione capitalistico, non produce di per sé la teoria e la pratica di un nuovo modo di produzione. Lo dimostra anche la prassi rivoluzionaria di Lenin nei suoi passaggi dall’economia di guerra alla NEP dove certe soluzioni “ideologiche” vengono abbandonate perché praticamente non furono solo inefficaci ma fallimentari. Il dibattito sul passaggio dal “piano” a elementi di economia di mercato nei paesi socialisti negli anni sessanta e settanta risponde alla stessa logica.
I tentativi in corso, in Cina, in Venezuela, a Cuba, in Corea del nord, in modo assai diverso, in certi casi con una certa dose di eclettismo politicamente comprensibile viste le circostanze, ed in certi casi con dei notevoli successi in politica sociale, come si inquadrano in questo contesto? Se esiste una progettualità di lungo corso, come essa si configura? Non mi pare ci siano idee troppo chiare in proposito.
In un certo momento è parso che il modo di produzione capitalistico stesso tendesse ad “autoorganizzarsi” attraverso trust e monopoli. Il sollevamento e la presa in carico da parte dello Stato di questo processo è allora una nuova forma del produrre? Come pare pensasse Lenin ma come poi non è stato con l’Unione Sovietica?
Ed il sistema del welfare? La trasformazione di determinate merci fondamentali in diritto, la loro sottrazione al mercato è abbastanza? È un altro modo di produzione? Un sistema che può essere universalizzato al punto da cancellare merci, denaro, salari, ecc.?
La partecipazione statale a vari livelli nell’economia e il ridimensionamento del libero mercato sono un’anticipazione del futuro, dei cambiamenti epocali, oppure una coerente ristrutturazione del processo capitalistico di accumulazione e valorizzazione ed una ridefinizione dei rapporti egemonici di classe in un contesto prettamente capitalistico?
Perché una Rivoluzione avvenga, deve cambiare il modo di produzione, il sistema di produzione e di distribuzione dei prodotti. Se questo nuovo contenuto si forma nel presente, la sfida è saperlo cogliere e farne la teoria, ammesso che sia già abbastanza sviluppato per poterlo fare. Marx ha scritto Il capitale a un certo punto dello sviluppo del capitalismo storico. Riusciremo noi, senza perderci in utopie fantastiche o contrastive, a scrivere Il comunismo?

Officina Marx 2018

Terzo incontro del ciclo Officina Marx 2018 con Iacono e Petrucciani. Le foto del terzo incontro! A tutti grazie per la numerosa partecipaz...