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Friday, 5 November 2010

Antonino Infranca, I filosofi e le donne

Raccontare quattro storie di amore tra altrettanti filosofi e le donne con cui sono stati in relazione, per rileggere i sistemi teoretici che questi pensatori hanno prodotto.
E l’idea alla base del libro di Antonino Infranca I FILOSOFI E LE DONNE, edito da Manifesto libri. Nel saggio si analizzano le storie d’amore tra Abelardo ed Eloisa, Simone de Beauvoir e Sartre, Lukacs e Irma Seidler, Martin Heidegger e Hannah Arendt.
Perché, citando Simone De Beauvoir “dando una definizione della donna, ogni scrittore definisce la propria etica generale e l’idea particolare che ha di se stesso”.
Ne discutiamo con l’autore, lo studioso e saggista Antonino Infranca.
http://retedue.rsi.ch/home/networks/retedue/geronimofilosofia/2010/09/07/filosofi-donne.html#Audio

Antonino Infranca, I filosofi e le donne


Antonino Infranca
I filosofi e le donne


2010 pp.144 18,00 €


Questo libro non intende analizzare il problema teoretico dell’amore, piuttosto raccontare significativi rapporti d’amore tra alcuni filosofi e le donne con cui sono stati in relazione. Soltanto narrando storie si può rivelare la verità, come se si trattasse di miti. Il racconto si fonda sulle parole d’amore che le varie coppie si sono realmente scambiate. L’autore sceglie quattro storie, diversissime tra loro e omogenee al tempo stesso: quella archetipica di Abelardo ed Eloisa, la relazione tra Lukács e Irma Seidler, e quelle tra Hannah Arendt e Martin Heidegger, tra Jean Paul Sartre e Simone De Beauvoir. Nel rileggere queste quattro vicende possiamo forse trarne in forma inconsueta qualche elemento per giudicare il valore dei sistemi teoretici che questi pensatori hanno prodotto. Perché la filosofia non è un mero strumento di pensiero ma è anche un sistema di dominio e di potere. E nel rapporto con le donne questa sua natura si manifesta spesso nella forma più evidente.





Dietro ogni filosofo c’è una donna, o nella veste di madre, o di amante, o di moglie o di sorella, o anche di simulacro – si pensi alla Beatrice dantesca – e nel caso dei filosofi, che spesso sono insegnanti, anche di allieva. Quasi sempre i filosofi sono esigenti e chiedono molto alle loro donne: amore, ammirazione, dedizione, sottomissione, fino al sacrificio della vita. Le donne danno molto, tutto quello che gli si chiede, e sono felici di dare anche la vita per il loro uomo. La simbiosi è perfetta. Il mondo degli uomini si mostra duale, composto di uomini e di donne, ma in realtà è triadico, il terzo elemento è rappresentato dalla stessa relazione reciproca (Gemeinschaft in tedesco) tra uomo e donna. I filosofi sono, innanzitutto, spettatori del mondo (Weltverseher) ed esprimono giudizi sul mondo e su ciò che lo costituisce, cioè i soggetti e le relazioni tra di essi e, quindi, si può esprimere un giudizio anche sulla relazione tra i filosofi e le donne. Fino alla fine del Novecento non c’è un filosofo di sesso femminile, non c’è neanche la parola per indicarlo – filosofa? filosofessa? Eppure non sono mancati i rapporti tra i filosofi e le donne e analizzarli serve a giudicare il valore di una filosofia.
Intendo qui applicare un principio fondamentale dell’Etica della Liberazione: per giudicare un sistema, sia esso politico, sociale, economico, culturale, religioso o anche teoretico, bisogna porsi nel luogo della vittima di questo sistema; soltanto dalla prospettiva della vittima, il sistema mostrerà la sua faccia più autentica. Una delle protagoniste di questo libro, Simone de Beauvoir, che tanto ha fatto per la liberazione della donna, spiega questa posizione prospettica con le seguenti parole: «La posizione privilegiata appartiene alla persona che si pone a lato […]. Ebbene la donna è un po’ in una situazione simile. Essendo questo un mondo maschile, le grandi decisioni, le grandi responsabilità, le azioni importanti rivelano degli uomini; la donna vive ai margini di questo mondo, essa vi si attiene attraverso la propria vita privata, tramite gli uomini, in modo mediato e non diretto, essa ha molti più momenti di libertà di loro, non solo in termini di tempo, ma grazie a una disposizione interiore che le consente di guardare, osservare, criticare; essa è volentieri spettatrice»1. Beauvoir, che ha vissuto una storia d’amore con Sartre a un pari livello con il suo uomo, non può perciò parlare di “vittima” – ma la sua storia è eccezionale –, nelle altre storie di questo libro la donna è sempre vittima dell’uomo. Ma tra “vittima” e “spettatrice” c’è la stessa posizione di essere dentro e fuori della vicenda, dentro perché la spettatrice ricostruisce la vicenda come se ne fosse stata partecipe, fuori perché i filosofi, che analizzeremo, non hanno considerato la propria azione di esclusione, hanno inteso soltanto la loro intenzione/volontà indipendentemente dalla donna, trascinati forse dalla passione dell’eros o perché incapaci di pensare la loro storia d’amore dal lato della donna, quindi incapace di uscire dalla propria particolare soggettività ed elevarsi al piano dell’universalità generica dell’Uomo. Può apparire assurdo che un sistema teoretico produca vittime e, in effetti, non è nelle intenzioni dei suoi autori, ma è nei fatti...