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Friday, 19 April 2013

Blog de La contraddizione

Schizofrenia suicida

18APR
Forse la frase più emblematica del giorno che precede la prima votazione per il presidente della repubblica, l’ha pronunciata uno dei simboli dell’attuale gruppo dirigente del pd: “Marini è in grado di ricostruire una connessione sentimentale con il paese” (Stefano Fassina). Chiarito il fatto che il «giovane turco» non si riferisse all’avvenente soubrette,- come ironizzato da Grillo – bensì all’ottantenne ex democristiano e segretario della Cisl, Franco, allora il delirio sembra essere servito su un piatto d’argento. La schizofrenia del partito più votato alle ultime elezioni politiche è talmente avanzata che riesce persino difficile commentare una siffatta affermazione: dopo quasi due mesi di tentativi – almeno apparenti – di fare un governo con il M5s, Bersani & co. sembrano ormai essersi incanalati su un percorso che porterà ad un accordo con i berluscones per il prossimo governo dell’Italia con automatico e scontato suicidio del partito che, presumibilmente anche nell’immediato, subirà una scissione interna o comunque un ridimensionamento dei consensi alla prima occasione (da questo punto di vista le elezioni comunali di Roma potrebbero rappresentare il primo grande banco di prova).: magari favorendo indirettamente la confluenza su Barca, che certo è “sinistro laburista” e basta.
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Paradossalmente, le cosiddette Quirinarie del M5s, nonostante la follia conclamata della ditta C&G (si veda in altri articoli pubblicati su questo blog), avevano prodotto la candidatura di Rodotà che, oltre ad essere l’ex presidente del Pds per un biennio, poteva rappresentare un utile opportunità per condividere il primo passo verso quel governo che una larghissima parte dell’elettorato di sinistra auspica, ossia pd+Sel e M5s: tuttavia, colui che a lungo è stato il Garante per la privacy, non garantisce Berlusconi che invece è alla ricerca di un presidente che possa, qualora i processi prendano la strada corretta (ossia quella della sua condanna), non esitare nel firmare la grazia nei suoi confronti o comunque approvi rapidamente quella serie di leggicchiuole ad personam(già pronte) che, in ogni caso, lo tengano lontano dalle galere. Si dice che al peggio non c’è mai fine: sarà per questo che l’altro gggiovane exdemocristiano ammalato dileaderismo (ovviamente parliamo di Renzi) in questa situazione sta raccogliendo consensi in ogniddove e prepotentemente sta divenendo la figura di riferimento di un partito che, alla prova dei fatti, sta collassando su sé stesso. Qualora venissero riproposte ora le primarie del pd, non c’è dubbio che il sindaco di Firenze vincerebbe a mani bassea meno di una sorpresa di Barca. Pertanto un’elezione di un presidente della repubblica di questo tipo (di fatto scelto da Berlusconi) sancirebbe definitivamente l’abbraccio mortale pd-pdl, la cui vittima sacrificale sarebbe sicuramente il partito democratico che, nella migliore (sic!) delle ipotesi, verrebbe guidato, in un futuro non troppo lontano da Renzi e dal suo entourage.
Detto ciò, va ricordato che i numeri in parlamento sono tali da non garantire con assoluta certezza la nomina di Marini al primo turno: considerando che il «centralismo democratico» è una virtù che ormai è del tutto sconosciuta anche nei partiti sedicenti di sinistra, alla già proclamata fronda di Sel (che voterà Rodotà già al primo turno), potrebbero aggiungersi le schede bianche dei renziani e di altri franchi tiratori, che potrebbero detrarre circa 110 voti dal computo totale: la Lega che potrebbe non gradire la scelta di un politico appartenente alla vecchia dirigenza (voterebbe al primo turno la candidata Dal Lago). Essendo il quorum pari a 672 voti, quindi, escludendo altri franchi tiratori interni ai bersaniani, al pdl e ai montiani, per ora Marini sembrerebbe avere il sostegno di poco più di 700 voti, margine che, alla luce dei giuochi politici che spesso si nascondono dietro alle elezioni del presidente della repubblica, non sembra blindare l’elezione di Marini. La partita, dunque, sembrerebbe più aperta di quanto si immagini e viene persino da pensare che, qualora non si giunga ad elezione al primo turno, la candidatura sia stata strumentalmente proposta da Bersani & co. per permettere poi ad un altro più gradito (forse d’Alema) di andare al Quirinale: ma ciò implicherebbe la dotazione di un acume politico che lo smacchia giaguaro, sino ad oggi, non ha dimostrato di avere.