L'ospite ingrato. Rivista on line del Centro studi Franco Fortini. "La merce" di Roberto Fineschi
La merce
Roberto Fineschi
Il concetto di merce è la chiave della teoria marxiana del “capitale”. La sua complessa definizione implica una serie di nozioni di carattere filosofico ed economico che trovano poi pieno sviluppo nello svolgimento della teoria nella sua interezza. Essa è, infatti, detta “forma economica cellulare”.
La merce è unità immediata di valore d’uso e valore. Essa è, dunque, da una parte un oggetto utile, caratteristica che non la distingue dal più generico “prodotto”, in quanto l’utilità è presupposto comune a qualunque forma del risultato del processo lavorativo – il prodotto – in qualsiasi forma di organizzazione della riproduzione umana. Questo è il suo “contenuto materiale”, condizione necessaria ma non sufficiente alla definizione di merce.
L’indistinzione di prodotto e merce, ovvero di produzione in genere e forme storicamente determinate di essa, è uno dei limiti fondamentali dei pensatori che precedono Marx, nonché uno degli assiomi più controversi, ma più o meno indiscussi della dominante ideologia/teoria economica ufficiale.
Torniamo alla merce. Oltre che valore d’uso, essa deve essere anche valore, ovvero avere “forma sociale” storicamente specifica. Se pare meno controversa la definizione del valore d’uso, da sempre si discute su quella di valore. Marx la articola in tre passaggi: sostanza, grandezza e forma di valore. I primi due punti sono affrontati nel § 1 del I capitolo del I libro del Capitale, il terzo nel § 3. Una lunga traduzione interpretativa, che risale, in parte, allo stesso Engels, ha conferito maggiore importanza al § 1, dove Marx afferma essere il lavoro astrattamente umano la sostanza del valore ed il tempo di lavoro socialmente necessario alla produzione di una merce la sua grandezza di valore. Lavoro astrattamente umano implica che non si tratti di un genere determinato di lavoro concreto a creare il valore, vale a dire che non sono la sartoria in quanto sartoria, o la tessitura in quanto tessitura a farlo; sartoria e tessitura pongono il valore in quanto figure particolari di lavoro astrattamente umano, di lavoro umano in genere. Sulla base di queste pagine parrebbe poter emergere una definizione puramente tecnica del valore, che si ridurrebbe a una certa quantità di “lavoro contenuto” nel prodotto, da misurarsi attraverso il dispendio di forza-lavoro ovvero il tempo di lavoro. Questo tipo di lettura era in qualche modo suggerito dal modo in cui Marx imposta la questione della “trasformazione dei valori in prezzi” nel IX capitolo (ma non nel X) del III volume. È più o meno questo che si intende comunemente con “teoria del valore-lavoro”.
In contrapposizione a questa tendenza è emersa un’articolata scuola detta della “forma-valore” che poneva l’accento sul terzo elemento della teoria della merce sostanzialmente ignorato dal precedente approccio. Si mostrava innanzitutto come secondo lo stesso Marx il problema teorico vero e proprio fosse la forma di valore, come dimostra la continua riscrittura di questa parte che è del resto la più ampia del capitolo. Il concetto centrale di questo approccio è che il valore come tale non compare fenomenicamente e quindi non è misurabile come tempo. Esso è un concetto sociale e si può quindi mostrare solo nel rapporto sociale di merci, ovvero lo scambio, e non sulla base della tecnologia necessaria alla produzione della merce prima di esso. La produzione privata dei produttori privati deve essere socializzata e questa socializzazione avviene, appunto, mediante lo scambio. Senza questa mediazione il lavoro privato è come non-speso ed il prodotto non ha valore (e privatamente speso, ma non socialmente convalidato). Si tratta di un approccio variegato, le cui posizioni più estreme arrivano ad assolutizzare la forma a discapito della sostanza, dubitando addirittura che essa possa essere il lavoro astrattamente umano.
Entrambi questi approcci colgono il vero, ma solo per una parte, perché pongono l’accento su un momento dello sviluppo della teoria della merce nel suo complesso facendo forza sugli elementi che effettivamente in quell’ambito devono essere esattamente in quel modo, senza però avvedersi dell’intero e degli altri momenti. Paiono del resto ignorare una chiara indicazione del tardo Marx che afferma che il suo punto di partenza non è né il valore, né il lavoro, tanto meno la forma di valore (ovvero il valore di scambio), ma la merce. Se, insomma, entrambe possono far valere una certa plausibilità, essa si ridimensiona non appena si proceda a una ricostruzione filologicamente più attenta della teoria come intero. Solo a titolo di esempio si consideri addirittura la definizione “teoria del valore-lavoro” (la prima posizione, dominante soprattutto fra gli economisti amici e nemici di Marx): non solo Marx non ha mai usato queste parole, ma essa è stata inventata dal suo “nemico giurato”: Böhm-Bawerk! Forse una più seria riconsiderazione delle sue premesse sarebbe, prima o poi, auspicabile (anche per impostare su fondamenta più solide la “trasformazione”).
Per una sintesi, si potrebbe ricordare che il valore come tale non compare mai, ma che si manifesta nelle forme fenomeniche da cui inizialmente si astraeva per fissarlo. Voler misurare il valore di per sé, attraverso il tempo di lavoro o in qualsiasi altro modo è impossibile, perché il valore di per sé non esiste fenomenicamente. La forma di valore è la modalità nella quale il valore si manifesta e solo in essa si può cercare il criterio della sua misurazione. Quanto tempo di lavoro sta sotto il rapporto fra X merce contro Y denaro non è dato saperlo immediatamente. Una cosa è il fatto che la grandezza di valore abbia una misura immanente, una consistenza (per quanto puramente sociale); un’altra è il modo in cui questa grandezza viene socialmente misurata. Se tre ore di lavoro rappresentano il tempo socialmente necessario a produrre una merce x, ciò rappresenta la consistenza della grandezza di valore; per come è strutturato il modello tuttavia è possibile misurare queste tre ore solo al momento dello scambio (di merce contro denaro), perché è lì che le ore erogate privatamente diventano (o meno) socialmente necessarie. Si devono allora intendere e distinguere tre concetti: 1) con misura di valore la dimensione obiettiva della grandezza di valore; 2) con misurazione l’azione attraverso la quale questa grandezza obiettiva si fissa e viene socialmente percepita a livello fenomenico; 3) con misuratore quell’elemento che nella misurazione permette la conoscenza della grandezza obiettiva alla superficie della società (in una forma che non coincide con la misura).
Ricapitolando: la grandezza di valore ha una misura immanente, una quantità obiettiva: il tempo di lavoro socialmente necessario. La misurazione di esso, tuttavia, non può avvenire ex ante, ma solo ex post attraverso la misurazione, ovvero lo scambio di merce contro denaro (il misuratore), perché lì effettivamente si stabilisce quanto del lavoro erogato privatamente è socialmente necessario (si noti che a questo scopo è necessario che la cosa sia ritenuta “utile” da chi la compra, se questo non avviene non c’è valore. Valore d’uso + valore = merce). Nel dibattito tradizionale si è appiattita la misurazione, e pure il misuratore, sulla misura di valore.
Con questo non si è detto nulla della “dialettica della merce”, ovvero della struttura logica che Marx ritiene sia immanente a questa categoria e che, una volta data l’unità di valore d’uso e valore, fa sì che si articoli nelle varie categorie.
Riferimenti bibliografici essenziali
Sulla forma di valore
H. G. Backhaus, Dialektik der Werform, Freiburg, ça ira, 1997 (presto disponibile in traduzione italiana parziale)
Si vedano le varie pubblicazioni dell’International Symposium on Marxian Theory. Disponibile in italiano Marx in discussione, Napoli, La città del sole, 2008
Sulla teoria del valore-lavoro
M. Dobb, Economia politica e capitalismo, Torino, 1972
P. Garegnani, Marx e gli economisti classici, Torino, Einaudi, 1981
Per un’analisi alla luce della nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels (Marx-Engels-Gesamtausgabe, MEGA)
R. Fineschi, Ripartire da Marx, Napoli, La città del sole, 2001
M. Heinrich, Die Wissenschaft vom Wert, 2a ed., Münster, 1999
Saturday, 9 April 2011
Su "Il ponte" di gennaio 2011, un saggio di R. Fineschi su "La cooperazione in Marx"
Su "Il ponte" di gennaio 2011, un saggio di R. Fineschi su "La cooperazione in Marx"
Friday, 8 April 2011
Alla riscoperta del primo filosofo marxista italiano
Alla riscoperta del primo filosofo marxista italiano
di Roberto Fineschi
su L'ERNESTO 2/2006 del 01/03/2006
Pubblicati gli atti del convegno organizzato da Alberto Burgio in occasione del centenario della morte di Antonio Labriola
Nel 2004 a Bologna, in occasione del centenario della morte di Antonio Labriola, è stato organizzato un convegno per iniziativa di Alberto Burgio. Di questo incontro sono recentemente apparsi gli atti – Antonio Labriola nella storia e nella cultura della nuova Italia, Macerata, Quodlibet, 2005, 381 pp., 35 – che rappresentano senz’altro un importante contributo alla riscoperta del primo filosofo marxista italiano. Se sono diverse e significative le attenzioni rivoltegli in passato – basti pensare al celebre saggio di Togliatti del secondo dopoguerra, oppure alla rivalutazione che ne fece Luporini in contrapposizione allo storicismo definito “invertebrato” e, in qualche modo, a Gramsci – è stato senz’altro opportuno riproporre oggi lo studio di questa singolare figura d’intellettuale, il cui contributo rischia di subire la stessa sorte di tutto ciò che in vario modo è riconducibile al marxismo: l’oblio. Questa pubblicazione dimostra, al contrario, da una parte l’importanza storico-filosofica del suo apporto, che si colloca notoriamente nella temperie culturale di fine Ottocento e inizio Novecento, in cui sono venute formandosi le figure poi dominanti nel panorama culturale successivo; dall’altra, il libro evidenzia l’attualità delle problematiche labrioliane, sia quelle concernenti la questione di una filosofia della storia capace di rinunciare al finalismo, sia quelle di una teoria della società che si collochi organicamente in quel contesto. Rispecchiando la ricchezza del convegno, il volume tiene conto di quest’ampio spettro di problemi. Molti sono i temi toccati nelle sei sezioni che lo articolano: Storia della filosofia e storia della cultura, Storiografia e filosofia della storia, Filosofia e critica dell’economia, Il marxismo la politica, Nel Novecento, Ricerche d’archivio. Impossibile commentare nel dettaglio tanta ricchezza. Mi limiterò pertanto ad alcuni temi che interessano varie relazioni, a cominciare dal rapporto fra Labriola e Croce nella sua complessa dimensione filosofica, economica e di storia della cultura, dal formarsi del marxismo di Labriola e dalla sua ricezione in Gramsci.
2. – Un interesse particolare nei confronti del rapporto con Croce pare anche a me giustificato, soprattutto per il ruolo culturale svolto da questi come “seppellitore” del marxismo in generale e di quello italiano in particolare. È nota la sua affermazione secondo cui la raccolta Materialismo storico ed econo - mia marxistica rappresentava la “bara” in cui era stata definitivamente riposta una teoria – quella di Marx –, dalla quale Croce riteneva di avere ormai tratto quel poco di buono che conteneva. La lapide, Croce la scrisse qualche decennio dopo nel suo Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia (1895- 1900), posto a introduzione e commento alla ripubblicazione dei saggi labrioliani, dove dava loro “giusto” peso e collocazione storicoculturale. La posta in gioco consiste quindi nell’accettare o nel ricusare il perentorio giudizio conclusivo di Croce sul primo tentativo italiano di teoria marxista. In questo contesto è interessante il contributo di Mauro Visentin, che invece di contrapposizione parla di sostanziale convergenza di interessi fra Labriola e Croce nella lotta sul fronte interno contro i vari Loria, Graziadei, Arturo Labriola, ecc., che avevano intavolato una discussione su alcuni temi centrali del Capitale, soprattutto sulla partecipazione delle macchine al processo di valorizzazione. D’altronde Visentin mette in dubbio che Labriola avesse una conoscenza profonda dei problemi teorici (di teoria economica) affrontati da Marx in quell’opera, alla quale scarsi e generici sarebbero i riferimenti nella pagina labrioliana. Annichilendo quelle interpretazioni con l’aiuto di Croce, Labriola bloccò – secondo Visentin – la discussione. L’azione di Croce- Labriola avrebbe avuto per conseguenza la fine dell’interesse per il Capitale in Italia, sia negli studi storico- materialistici sia in quelli filosofici, dove si sarebbe preso in considerazione solo il feticismo della merce. Secondo Visentin, invece, è proprio sul Capitale che si misura l’importanza e la grandezza di Marx, non già sul suo essere o meno il “Machiavelli del proletariato” (secondo la celebre, e fortunata, definizione crociana). Sempre sulla falsariga di questi problemi, interessanti sono i contributi di Jean-Pierre Potier e Luca Michelini, che in diverse direzioni indagano il contesto di studi economici contemporaneo a Labriola e le sue conoscenze in proposito. Sul rapporto con Croce, anche in relazione alla conoscenza di Marx, è molto stimolante il saggio di Aurelio Macchioro, che mette in dubbio, a sua volta, la competenza di Croce riguardo alle problematiche del Capitale. Croce ha veramente studiato il marxismo nei suoi anni giovanili? Da una parte infatti Marx sarebbe stato “fatto a pezzi” invece di essere studiato nel suo complesso. Un tale modo di procedere – che non riguarda il solo Croce – non è certo il più corretto, e potrebbe essere propriamente definito “lorianesimo”, per citare Gramsci. Dall’altra parte Croce travasa l’“Economico” nell’“Utile” sotto l’influenza di Sorel e del vocianesimo, in un contesto di “inveramenti” di Marx anch’essi molto loriani. Egli non tocca i contenuti del Capitale, ma ne parla solo in relazione alle forme di teorizzamento; siffatte “disquisizioni [sono] desunte dal ‘famigerato’ valore-lavoro”. A questo proposito, in tanta ricchezza d’interventi, a chi scrive pare un peccato aver rinunciato a un contributo sul Marx di Labriola. Certo, tale rapporto è tematizzato per esesempio da Bravo in relazione al Manifesto e in altri contributi, ma nelle note o, per dir così, en passant, mentre una trattazione organica sarebbe forse stata utile al dibattito. Allo stesso modo, si sarebbe potuto convenientemente dedicare un contributo al rapporto con Gentile, anch’esso affrontato a vari livelli in vari saggi ma mai organicamente. Sul rapporto con Hegel riflette Girolamo Cotroneo, secondo cui questa relazione non sarebbe mai stata così forte e sarebbe stata mediata soprattutto dalla figura di Bertrando Spaventa in chiave teoreticista. Del travaglio di formazione della concezione materialistica della storia si occupano Aldo Zanardo – secondo il quale la filosofia della storia d’ispirazione marxista del 1895 sarebbe assai più rigida e vecchio stile di quella d’ispirazione herbartiana del 1887 – e Beatrice Centi, che ne tematizza la dimensione antropologica, focalizzando il problema dell’interazione uomo-ambiente (psicologia, psicologia sociale, ecc.). Degna d’attenzione è la parte dedicata ad alcune fonti filosofiche labrioliane – come Spinoza e Bruno – nei contributi di Francesco Cerrato e Simonetta Bassi, al suo marxismo nel contributo di Guido Oldrini, e all’eredità del suo pensiero nel primo Novecento. Di Croce si è già detto, ma è preso in considerazione anche l’influsso su Salvemini (Sergio Bucchi) e naturalmente su Gramsci (Alberto Burgio e Roberto Finelli). Burgio, in particolare, mette in luce come il Gramsci dei Quaderni fosse particolarmente attento al problema filosofico dell’autonomia teorica del marxismo sollevato da Labriola, che costituiva al tempo stesso un retroterra necessario per lo sviluppo pratico-politico del movimento di classe, contro l’eclettismo in auge nel periodo, che induceva a problematici congiungimenti della teoria economica di Marx con presupposti filosofici presi a prestito da altre impostazioni. D’altronde, l’apprezzamento di principio non impedisce a Gramsci di sviluppare critiche aperte in casi determinati. Degna di nota è infine la sezione d’archivio, che dà accesso anche alla sfera “privata” del pensatore. Concludendo, si può dire che si tratta di un volume variegato e ricco (più di quanto qui si sia riusciti ad esporre), con molti saggi in dialogo tra loro, che “si discutono” reciprocamente: di un importante contributo alla ripresa del dibattito su temi centrali della riflessione filosofica nell'ambito della storia del movimento operaio, e non solo.
2. – Un interesse particolare nei confronti del rapporto con Croce pare anche a me giustificato, soprattutto per il ruolo culturale svolto da questi come “seppellitore” del marxismo in generale e di quello italiano in particolare. È nota la sua affermazione secondo cui la raccolta Materialismo storico ed econo - mia marxistica rappresentava la “bara” in cui era stata definitivamente riposta una teoria – quella di Marx –, dalla quale Croce riteneva di avere ormai tratto quel poco di buono che conteneva. La lapide, Croce la scrisse qualche decennio dopo nel suo Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia (1895- 1900), posto a introduzione e commento alla ripubblicazione dei saggi labrioliani, dove dava loro “giusto” peso e collocazione storicoculturale. La posta in gioco consiste quindi nell’accettare o nel ricusare il perentorio giudizio conclusivo di Croce sul primo tentativo italiano di teoria marxista. In questo contesto è interessante il contributo di Mauro Visentin, che invece di contrapposizione parla di sostanziale convergenza di interessi fra Labriola e Croce nella lotta sul fronte interno contro i vari Loria, Graziadei, Arturo Labriola, ecc., che avevano intavolato una discussione su alcuni temi centrali del Capitale, soprattutto sulla partecipazione delle macchine al processo di valorizzazione. D’altronde Visentin mette in dubbio che Labriola avesse una conoscenza profonda dei problemi teorici (di teoria economica) affrontati da Marx in quell’opera, alla quale scarsi e generici sarebbero i riferimenti nella pagina labrioliana. Annichilendo quelle interpretazioni con l’aiuto di Croce, Labriola bloccò – secondo Visentin – la discussione. L’azione di Croce- Labriola avrebbe avuto per conseguenza la fine dell’interesse per il Capitale in Italia, sia negli studi storico- materialistici sia in quelli filosofici, dove si sarebbe preso in considerazione solo il feticismo della merce. Secondo Visentin, invece, è proprio sul Capitale che si misura l’importanza e la grandezza di Marx, non già sul suo essere o meno il “Machiavelli del proletariato” (secondo la celebre, e fortunata, definizione crociana). Sempre sulla falsariga di questi problemi, interessanti sono i contributi di Jean-Pierre Potier e Luca Michelini, che in diverse direzioni indagano il contesto di studi economici contemporaneo a Labriola e le sue conoscenze in proposito. Sul rapporto con Croce, anche in relazione alla conoscenza di Marx, è molto stimolante il saggio di Aurelio Macchioro, che mette in dubbio, a sua volta, la competenza di Croce riguardo alle problematiche del Capitale. Croce ha veramente studiato il marxismo nei suoi anni giovanili? Da una parte infatti Marx sarebbe stato “fatto a pezzi” invece di essere studiato nel suo complesso. Un tale modo di procedere – che non riguarda il solo Croce – non è certo il più corretto, e potrebbe essere propriamente definito “lorianesimo”, per citare Gramsci. Dall’altra parte Croce travasa l’“Economico” nell’“Utile” sotto l’influenza di Sorel e del vocianesimo, in un contesto di “inveramenti” di Marx anch’essi molto loriani. Egli non tocca i contenuti del Capitale, ma ne parla solo in relazione alle forme di teorizzamento; siffatte “disquisizioni [sono] desunte dal ‘famigerato’ valore-lavoro”. A questo proposito, in tanta ricchezza d’interventi, a chi scrive pare un peccato aver rinunciato a un contributo sul Marx di Labriola. Certo, tale rapporto è tematizzato per esesempio da Bravo in relazione al Manifesto e in altri contributi, ma nelle note o, per dir così, en passant, mentre una trattazione organica sarebbe forse stata utile al dibattito. Allo stesso modo, si sarebbe potuto convenientemente dedicare un contributo al rapporto con Gentile, anch’esso affrontato a vari livelli in vari saggi ma mai organicamente. Sul rapporto con Hegel riflette Girolamo Cotroneo, secondo cui questa relazione non sarebbe mai stata così forte e sarebbe stata mediata soprattutto dalla figura di Bertrando Spaventa in chiave teoreticista. Del travaglio di formazione della concezione materialistica della storia si occupano Aldo Zanardo – secondo il quale la filosofia della storia d’ispirazione marxista del 1895 sarebbe assai più rigida e vecchio stile di quella d’ispirazione herbartiana del 1887 – e Beatrice Centi, che ne tematizza la dimensione antropologica, focalizzando il problema dell’interazione uomo-ambiente (psicologia, psicologia sociale, ecc.). Degna d’attenzione è la parte dedicata ad alcune fonti filosofiche labrioliane – come Spinoza e Bruno – nei contributi di Francesco Cerrato e Simonetta Bassi, al suo marxismo nel contributo di Guido Oldrini, e all’eredità del suo pensiero nel primo Novecento. Di Croce si è già detto, ma è preso in considerazione anche l’influsso su Salvemini (Sergio Bucchi) e naturalmente su Gramsci (Alberto Burgio e Roberto Finelli). Burgio, in particolare, mette in luce come il Gramsci dei Quaderni fosse particolarmente attento al problema filosofico dell’autonomia teorica del marxismo sollevato da Labriola, che costituiva al tempo stesso un retroterra necessario per lo sviluppo pratico-politico del movimento di classe, contro l’eclettismo in auge nel periodo, che induceva a problematici congiungimenti della teoria economica di Marx con presupposti filosofici presi a prestito da altre impostazioni. D’altronde, l’apprezzamento di principio non impedisce a Gramsci di sviluppare critiche aperte in casi determinati. Degna di nota è infine la sezione d’archivio, che dà accesso anche alla sfera “privata” del pensatore. Concludendo, si può dire che si tratta di un volume variegato e ricco (più di quanto qui si sia riusciti ad esporre), con molti saggi in dialogo tra loro, che “si discutono” reciprocamente: di un importante contributo alla ripresa del dibattito su temi centrali della riflessione filosofica nell'ambito della storia del movimento operaio, e non solo.
Wednesday, 6 April 2011
Nikolai Bukharin, Imperialism and the Accumulation of Capital
http://www.marxists.org/archive/bukharin/works/1924/impacck/index.htm
Imperialism and the Accumulation of Capital
Written: 1924;
First Published: 'Der Imperialismus und die Akkumulation des Kapitals',Unter dem Banner des Marxismus, Vienna/Berlin, 1925-6, Vol II.
Source: Rosa Luxemburg and Nikolai Bukharin Imperialism and the Accumulation of capital. Edited with an Introduction by Kenneth J. Tarbuck. (Allen Lane The Penguin Press, London, 1972), pp 151-270.
Translated: (from the German) by Rudolf Wichmann;
Transcription/Markup: Steve Palmer;
Copyright: Kenneth J. Tarbuck and Rudolf Wichmann 1972;
Notes: Notes by the editor and translator appear [thus]. MIA notes appear {thus}.
Introductory essay: "Imperialism and the Accumulation of Capital" by David Yaffe.
First Published: 'Der Imperialismus und die Akkumulation des Kapitals',Unter dem Banner des Marxismus, Vienna/Berlin, 1925-6, Vol II.
Source: Rosa Luxemburg and Nikolai Bukharin Imperialism and the Accumulation of capital. Edited with an Introduction by Kenneth J. Tarbuck. (Allen Lane The Penguin Press, London, 1972), pp 151-270.
Translated: (from the German) by Rudolf Wichmann;
Transcription/Markup: Steve Palmer;
Copyright: Kenneth J. Tarbuck and Rudolf Wichmann 1972;
Notes: Notes by the editor and translator appear [thus]. MIA notes appear {thus}.
Introductory essay: "Imperialism and the Accumulation of Capital" by David Yaffe.
Contents:
6. Conclusion
Nikolai Bukharin Historical Materialism A System of Sociology
http://www.marxists.org/archive/bukharin/works/1921/histmat/index.htm
Nikolai Bukharin
Historical Materialism
A System of Sociology
Written: 1921
Source: Nikolai Bukharin "Historical Materialism", International Publishers, 1925
Online Version: Marxists Internet Archive (marxists.org) 2002
Transcribed by: Edward Crawford
Markup: Mathias Bismo
Source: Nikolai Bukharin "Historical Materialism", International Publishers, 1925
Online Version: Marxists Internet Archive (marxists.org) 2002
Transcribed by: Edward Crawford
Markup: Mathias Bismo
Following the author's plan in the Russian edition, the material in the original book was printed in two different sizes of type. The general discussion covering the entire field appears in larger type, and may be read without reference to the matter in smaller type. More detailed elucidations of certain subjects including additional references were printed in smaller type for the use of the advanced student and reader.
a. The Social Sciences and the Demands of the Struggle of the Working Class
b. The Bourgeoise and the Social Sciences
c. The Class Character of the Social Sciences
d. Why is Proletarian Science superior to Bourgeois Science
e. The Various Social Sciences and Sociology
f. The Theory of Historical Materialism as a Marxian Sociology
b. The Bourgeoise and the Social Sciences
c. The Class Character of the Social Sciences
d. Why is Proletarian Science superior to Bourgeois Science
e. The Various Social Sciences and Sociology
f. The Theory of Historical Materialism as a Marxian Sociology
a. The Uniformity of Phenomena in General and of Social Phenomena in Particular
b. The Nature of Causation; Formulation of the Question
c. Teleology and Objections to Teleology; Immanent Teleology
d. Teleology in the Social Sciences
e. Causality and Teleology; Scientific Explanations are Causal Explanations
b. The Nature of Causation; Formulation of the Question
c. Teleology and Objections to Teleology; Immanent Teleology
d. Teleology in the Social Sciences
e. Causality and Teleology; Scientific Explanations are Causal Explanations
a. The Question of Freedom or Lack of Freedom of the Individual Will
b. The Resultant of the Individual Wills in Unorganized Society
c. The Collectively Organized Will (the Resultant of Individual Wills in Organized Communist Society)
d. Accidentalism in General
e. Historical "Accident"
f. Historical Necessity
g. Are the Social Sciences Possible? Is Prediction Possible in this Field?
b. The Resultant of the Individual Wills in Unorganized Society
c. The Collectively Organized Will (the Resultant of Individual Wills in Organized Communist Society)
d. Accidentalism in General
e. Historical "Accident"
f. Historical Necessity
g. Are the Social Sciences Possible? Is Prediction Possible in this Field?
a. Materialism and Idealism in Philosophy; the Problem of the Objective
b. The Materialist Attitude in the Social Sciences
c. The Dynamic Point of View and the Relation between Phenomena
d. The Historical Interpretation of the Social Sciences
e. The Use of Contradictions in the Historical Process
f. The Theory of Cataclysmic Changes and the Theory of Revolutionary Transformations in the Social Sciences
b. The Materialist Attitude in the Social Sciences
c. The Dynamic Point of View and the Relation between Phenomena
d. The Historical Interpretation of the Social Sciences
e. The Use of Contradictions in the Historical Process
f. The Theory of Cataclysmic Changes and the Theory of Revolutionary Transformations in the Social Sciences
a. Concept of Aggregates Logical and Real Aggregates
b. Society as a Real Aggregate or a System
c. The Character of the Social Relations
d. Society and Personality; Precedence of Society over the Individual
e. Societies in Process of Formation
b. Society as a Real Aggregate or a System
c. The Character of the Social Relations
d. Society and Personality; Precedence of Society over the Individual
e. Societies in Process of Formation
a. Nature as the Environment of Society
b. Relations between Society and Nature; The Process of Production and Reproduction
c. The Productive Forces; The Productive Forces as an Indicator of the Relations between Society and Nature
d. The Equilibrium between Nature and Society; its Disturbances and Readjustments
e. The Productive Forces as the Point of Departure in Sociological Analysis.
b. Relations between Society and Nature; The Process of Production and Reproduction
c. The Productive Forces; The Productive Forces as an Indicator of the Relations between Society and Nature
d. The Equilibrium between Nature and Society; its Disturbances and Readjustments
e. The Productive Forces as the Point of Departure in Sociological Analysis.
a. Connection between the Various Social Phenomena; Formulation of the Question
b. Things, Persons, Ideas
c. Social Technology and the Economic Structure of Society
d. The Outlines of the Superstructure
e. Social Psychology and Social Ideology
f. The Ideological Processes considered as Differentiated Labor
g. The Significance of the Superstructures
h. The Formative Principles of Social Life
i. Types of Economic Structure; Types of Various Societies
j. The Contradictory Character of Evolution; External and Internal Equilibrium of Society
b. Things, Persons, Ideas
c. Social Technology and the Economic Structure of Society
d. The Outlines of the Superstructure
e. Social Psychology and Social Ideology
f. The Ideological Processes considered as Differentiated Labor
g. The Significance of the Superstructures
h. The Formative Principles of Social Life
i. Types of Economic Structure; Types of Various Societies
j. The Contradictory Character of Evolution; External and Internal Equilibrium of Society
a. The Process of Social Changes and the Productive Forces
b. The Productive Forces and the Social-Economic Structure
c. The Revolution and its Phases
d. Cause and Effect in the Transition Period; Cause and Effect in Periods of Decline
e. The Evolution of the Productive Forces and the Materialization of Social Phenomena (Accumulation of Civilization)
f. The Process of Reproduction of Social Life as a Whole
b. The Productive Forces and the Social-Economic Structure
c. The Revolution and its Phases
d. Cause and Effect in the Transition Period; Cause and Effect in Periods of Decline
e. The Evolution of the Productive Forces and the Materialization of Social Phenomena (Accumulation of Civilization)
f. The Process of Reproduction of Social Life as a Whole
a. Class, Caste, Vocation
b. Class Interest
c. Class Psychology and Class Ideology
d. The "Class in itself" and the "Class for itself"
e. Forms of a Relative Solidarity of Interests
f. Class Struggle and Class Peace
g. The Class Struggle and the State Power
h. Class, Party, Leaders
i. The Classes as an Instrument of Social Transformation
j. The Classless Society of the Future
b. Class Interest
c. Class Psychology and Class Ideology
d. The "Class in itself" and the "Class for itself"
e. Forms of a Relative Solidarity of Interests
f. Class Struggle and Class Peace
g. The Class Struggle and the State Power
h. Class, Party, Leaders
i. The Classes as an Instrument of Social Transformation
j. The Classless Society of the Future
Nikolai Bukharin, Imperialism and World Economy
http://www.marxists.org/archive/bukharin/works/1917/imperial/index.htm
Nikolai Bukharin
Imperialism and World Economy
Introduction by V.I. Lenin
Written: 1915 and 1917
Source: Nikolai Bukharin "Imperialism and World Economy", Monthly Review Press, no date
First Published in English: Nikolai Bukharin "Imperialism and World Economy", International Publishers 1929
Online Version: Marxists Internet Archive (marxists.org) 2001
Transcription/Markup: Mathias Bismo
Source: Nikolai Bukharin "Imperialism and World Economy", Monthly Review Press, no date
First Published in English: Nikolai Bukharin "Imperialism and World Economy", International Publishers 1929
Online Version: Marxists Internet Archive (marxists.org) 2001
Transcription/Markup: Mathias Bismo
Part 1 - World Economy and the Process of Internationalisation of Capital
Part 2 - World Economy and the Process of Nationalisation of Capital
4. The Inner Structure of "National Economies" and the Tariff Policy
5. World Sales Markets and Changed Sales Conditions
6. World Market for Raw Materials, and Change in the Conditions of Purchasing Materials
7. World Movement of Capital, and Change in the Economic Forms of International Connections
8. World Economy and the "National" State
5. World Sales Markets and Changed Sales Conditions
6. World Market for Raw Materials, and Change in the Conditions of Purchasing Materials
7. World Movement of Capital, and Change in the Economic Forms of International Connections
8. World Economy and the "National" State
Part 3 - Imperialism as the Reproduction of Capitalist Competition on a Larger Scale
9. Imperialism as an Historic Category
10. Reproduction of the Process of Consentration and Centralisation on a World Scale
11. Means of Competitive Struggle, and State Power
10. Reproduction of the Process of Consentration and Centralisation on a World Scale
11. Means of Competitive Struggle, and State Power
Part 4 - The Future og Imperialism and World Economy
12. "Necessity" of Imperialism, and "Ultra-imperialism"
13. War and Economic Evolution
14. World Economy and Proletarian Socialism
15. Conclusion
13. War and Economic Evolution
14. World Economy and Proletarian Socialism
15. Conclusion
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Presentazione di: A tu per tu con "Il capitale" editore Laterza, con l'autore prof. Roberto Fineschi
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